Da dove cominciare???
Ho 31 anni, non dovrebbe essere difficile… Eppure da persona che
crede nel spingere i propri limiti al 100% e nel vivere "qui e ora"
questa può essere un'impresa.
Allora: la famiglia innanzitutto. Allo scopo di tenermi sulle
linee del motivo della mia presenza qui parlerei solo di mia madre
- che non solo è una donna meravigliosa e mi ha insegnato quasi
tutto quello che so - ma è anche una fantastica
truccatrice, una delle migliori che io abbia mai
incontrato. Il suo nome è Ida Montanari e in un giorno di crisi
adolescenziale mi ha detto: «ma perché non fai la scuola di trucco
visto che hai questa possibilità? Ti piace tanto disegnare…». E
così un giorno mi sono addentrata nel mondo magico
dell'arte di dipingere i volti e al primo impatto sono
rimasta scioccata dal potere assoluto di questo ferro del
mestiere.
Il trucco ha possibilità infinite, fisiche e
psicologiche, ha la capacità di cambiare per sempre la
percezione che si ha di se stessi o di farci diventare per una
notte l'alter ego che scegliamo di impersonare. Certo ha aiutato il
fatto che mio nonno sia un grandissimo critico
d'arte e che mi portasse ai musei o mostrasse libri e che
la sua casa fosse tappezzata di quadri.
Ero affascinata dalle diverse concezioni di bellezza e dalle
immagini. Ha aiutato anche l'altra grande passione che ho:
la fotografia. Passavo ore a scattare foto e il
triplo delle ore a svilupparle nella piccola camera oscura che
avevo creato molto in stile fai-da-te al suono di Tom
Waits. Ha aiutato anche essere la figlia di mia madre: e
non nel senso privilegiato della faccenda, anzi, Ida è una persona
correttissima e non voleva si potesse mai dire che io stessi
lavorando solo perché ero sua figlia, giustamente. Quindi eravamo
entrambe dell'opinione che io dovessi lavorare più duramente degli
altri per sfatare questo mito e dimostrare che c'era una ragione
alla mia presenza nell'ambiente. Questo credo abbia onestamente
fatto di me una persona tecnica e perfezionista all'estremo.
Poi un bel giorno ero a casa della mia migliore amica e suo padre
mi ha sentita parlare di trucco con una collega. Non sapevo bene
che cosa facesse lui nella vita, sapevo che aveva a che fare con i
concerti live. Si chiamava Daniele Cuffaro. Mi disse: «Martina,
devo allestire un nuovo spettacolo. Te la senti di starne a capo?
Non importa se hai 23 anni. Il lavoro si può insegnare. E'
insegnare la personalità che è molto più difficile». E fu così che
grazie a lui disegnai la prima versione italiana del maquillage di
Notre
dame de Paris. Il Gran Teatro di Roma ancora non esisteva e già
facevamo le prove tra i teloni per ripararci dalla pioggia durante
la costruzione.
Non parlerò di Notre Dame e del meraviglioso amore che è stato
perché non saprei come farlo, mi sembrerebbe di insultarne l'animo
con parole mai degne abbastanza. Una cosa però vi posso dire: Notre
Dame mi ha insegnato la gioia della tournée, ha tirato fuori la
zingara che è in me, mi ha mostrato che cosa fosse davvero
possibile se nella vita si crede che sia tutto un'opportunità e che
siamo noi la gran parte del nostro futuro. I visi di tutto il mondo
che mi raccontavano le loro esperienze e con i quali ho condiviso
l'impossibile viaggiavano con me, mi cantavano canzoni, ballavano
con me, e soprattutto ridevano. Ogni giorno, ogni minuto, si rideva
di cuore. E mannaggia al cuore l'ho ascoltato e sono volata a
Londra, lasciando la mia cattedrale e seguendo un sogno che forse
era più un bisogno di sfida.
Quindi spero avrete voglia di leggermi e prometto di rispettare il
limite delle mille battute (lettere) la prossima volta. Il piacere
di conoscervi è mio e spero passerete ogni tanto a condividere le
vostre storie con me.
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