Shopping therapy? Funziona così

28 dicembre 2010 
<p>Shopping therapy? Funziona così</p>

La pubblicità è l'anima del commercio: uno studio spiega come la réclame beauty influenzi il modo in cui le donne percepiscono se stesse.

Può bastare la foto di un prodotto di bellezza a minare l'autostima femminile? Sì, secondo una ricerca del Journal of Consumer Research. Debra Tramper, assistente di marketing presso l'Università di Groningen,ha dimostrato che le immagini pubblicitarie sono in grado di determinare lo stato d'animo delle donne che le osservano.

Che ognuna di noi si senta un po' a disagio di fronte alle sfolgoranti testimonial proposte dalla pubblicità non è naturalmente un mistero. Ma la ricerca riportata anche dall'autorevole New York Times ha evidenziato un particolare interessante: è sufficiente la semplice confezione di un prodotto per scatenare un senso di inadeguatezza. Per provarlo, lo studio ha suddiviso i cosmetici in due categorie: quelli destinati a risolvere problemi specifici (come il deodorante, o l'anti-acne) e quelli voluttuari, pensati per esaltare le caratteristiche fisiche (come i mascara e rossetti). Poi, ha mostrato a un gruppo di donne semplici foto dei packaging, mentre ad un altro campione sono state sottoposte le immagini pubblicitarie degli stessi prodotti "ambientati", ma senza testimonial.

Il risultato? Dopo essere state sottoposte al test, le donne che avevano visto prodotti voluttuari erano più propense a pensare ai propri difetti fisici, e a sentirsi meno attraenti. In più, quelle a cui erano state proposte immagini pubblicitarie erano decisamente più portate a valutarsi negativamente. Gli autori della ricerca hanno citato Christopher Lasch, che negli anni '70 aveva affermato: "L'advertising moderno non cerca di soddisfare bisogni, quanto piuttosto di crearli". Che fare dunque contro il calo di autostima generato dalla pubblicità? La shopping therapy è nata per questo!.

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