Stephanie de Saint Aignan: «I miei profumi ? Come le madeleines»

07 marzo 2011 
<p>Stephanie de Saint Aignan: «I miei profumi ? Come le
madeleines»</p>

Fragranze per esteti, ricche di colore e personalità quelle create da Stéphanie de Saint Aignan, che ha studiato all'Ispica, la scuola di profumeria e cosmetica a versailles e dove si è innamorata di questo mondo. Il primo profumo che ha creato Eau de Shahine, era ispirato al suo primo amore. E gli altri ? Le abbiamo chiesto come nasce un profumo, cosa la spinge a creare una fragranza e cosa la ispira di più.

Si considera più un'artista, una chimica o una moderna alchimista?
«Sicuramente la mia vena più spiccata è quella artistica. Creo le mie fragranze spinta dai ricordi e dalle emozioni, non ponendomi la domanda se potranno piacere o meno. Mi lascio guidare dall'istinto e dalla mia anima profondamente sognatrice per dare vita alle mie segrete alchimie, ciascuna delle quali custodisce gelosamente la sua storia più intima».

Da cosa trae spunto per la creazione di una fragranza? Un odore, un colore, un'emozione, una persona…
«Ogni mia fragranza è legata a una storia che ho vissuto, a un viaggio particolare, a qualcosa che ho letto. Mi piace tradurre in profumi tutte le esperienze che hanno caratterizzato la mia vita, perché trovo l'olfatto un senso meraviglioso e il migliore capace di rievocare i ricordi passati nel modo più puro. Basti pensare a quei profumi capaci di rievocarci nitidamente i ricordi dell'infanzia  o di una persona cara e il susseguirsi di emozioni e pensieri che questa rievocazione provoca. Per me ogni storia ha il suo profumo e per l'inverso ogni profumo nasconde la sua storia».

Creare una fragranza nuova: è un processo lento o istantaneo, emozionale o "razionale"?
«Sicuramente creare una nuova fragranza è un processo emozionale che richiede del tempo. Penso a un'esperienza, una storia o un'emozione che ha avuto importanza nella mia vita, mi concentro su questo e creo una poesia e un nome che racchiudano questa storia intima. Successivamente divento un'alchimista e unisco e gioco con i profumi creando le combinazioni che rispecchino e racchiudano anche nell'olfatto il sentimento che è stato musa».

In che momento il processo creativo vede un termine, quando dice: stop, la fragranza è perfetta così, non ha bisogno di altro?
«Le mie fragranze sono come le "madeleine" de "Alla ricerca del tempo perduto" di Marcel Proust. Sono perfette quando al solo annusarle si risvegliano e tornano vivi e presenti in me i ricordi e le emozioni che le hanno ispirate».

C'è un profumo, a parte quelli da Lei creati, cui è legata?
«Amo il profumo del gelsomino notturno, lo trovo un profumo unico e avvolgente, legato a un mio grande amore e capace di risvegliare il mio lato più romantico e sognatore. O ancora adoro perdermi nei profumi delle spezie, ciascuna con le sue note irripetibili e stuzzicanti, per me perfette e misteriose».

E quello che invece avrebbe voluto creare lei?
«Sogno di poter ricreare i profumi perfetti che la natura ci regala e che ho cercato di riprodurre in alcune mie fragranze, quali il profumo fresco dell'oceano scaldato dal sole racchiuso in Embruns D'Ambre; o ancora la succosa polpa della pera matura in Blanc D'Hiver
Avrei voluto creare il profumo avvolgente dei prati fioriti in primavera, o ancora quello pungente della natura addormentata in inverno».

C'è un personaggio che Le viene in mente quando pensa alle sue fragranze? Un'icona di riferimento?
«Ogni fragranza che ho creato è legata a un personaggio, a qualcuno che ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita. Trovo importante dare vita a nuovi profumi partendo da ispirazioni, per poterli rendere più veri e reali e trovo affascinante poterli rispecchiare a delle persone a cui tengo».

L'ingrediente preferito?
«Amo tantissimo giocare con gli ingredienti! Adoro il profumo fiorito del gelsomino, le note speziate dei legni, la natura racchiusa nelle erbe aromatiche, il profumo fresco del bergamotto. Ma non ho un ingrediente chiave, adoro ideare ogni volta nuove combinazioni capaci di stravolgere i canoni olfattivi».

C'è una persona a Lei cara cui pensa quando crea una fragranza?
«Come accennavo prima, ogni fragranza che ho creato, direttamente o indirettamente, nella sua storia racchiude una persona per me importante. Già la mia prima fragranza, Eau de Shanine, aveva come musa ispiratrice mio primo amore ricordandolo con le note di maggiorana che lui adorava. Con Voleur de Ciels ho voluto tenere stretto a me il ricordo dell'uomo della mia vita, un amore senza lieto fine ma travolgente. Ho voluto ricreare il profumo della sua pelle e della sua vita, il profumo virile e fresco di un aviatore. O ancora ho dato vita a Li Altarelli dedicandolo a mio figlio Sasha. Un omaggio per lui al luogo e all'amore della mia famiglia e alla sua meravigliosa nuova vita che tenevo in grembo».

L'olfatto, presumo, sia tra i cinque sensi quello più sviluppato, per un Naso. Degli altri quattro, quale ritiene secondo in ordine di importanza?
«Non è una domanda semplice, sicuramente la vista è un senso importante, ci regala colori, immagini e da una definizione chiara di ciò che ci circonda. Ma sicuramente insieme all'olfatto trovo che il tatto sia uno dei sensi più importanti e in grado di dare più emozioni. Basta immaginare di chiudere gli occhi e poter sentire il profumo affascinante e il calore della pelle della persona amata o ancora il profumo dolce e la morbidezza di un bambino per poter provare un susseguirsi di emozioni molto più intense di quelle che susciterebbe una fotografia».

Quanto conta il packaging per una fragranza? Può essere o diventare parte del suo successo?
«Ho ideato il packaging delle mie fragranze in modo che fosse semplice, dalle linee pure e sobrie. In parte per ricordare le opere dell'architetto Mallet-Stevens che adoro, ma fondamentalmente perché ritengo sia fondamentale lasciare spazio alla fragranza e al mistero che racchiude in sé».

E qual è l'elemento cui Lei dà più importanza: il flacone, i materiali, l'etichetta…
«Ho voluto per i miei profumi dare attenzione alle etichette. Le ho create in modo che ricordassero la copertina dei libri. Amo moltissimo i libri. Per ciascuna etichetta ho abbinato un colore che rispecchiasse la fragranza. Ogni etichetta è uno scrigno che custodisce la storia nascosta di ogni mio profumo».

La città preferita? Il cibo o sapore? La musica che ascolta?
«Sono molto legata a Parigi e Marrakesh, le mie due patrie. Due mondi separati che ben rispecchiano anche i miei moti interiori: Parigi, elegante, raffinata, la città che mi ha dato alla luce…e Marrakesh, dove ho vissuto per un po': misteriosa, urlante, mistica».

Il libro preferito?
«Amo moltissimo tutti i libri, amo averli tra le mani, sentire il profumo dell'inchiostro e della carta, sfiorarla con le mani. Li trovo forzieri misteriosi da aprire per avere accesso a nuovi mondi. Tra i libri che adoro e che mi hanno ispirato ci sono sicuramente "Sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare, musa per la fragranza L'Eau Nirique. Una favola senza tempo, intelligente e giocosa. E poi "The sheltering sky" da Paul Bowls, fonte di ispirazione per la fragranza Un The au Sahara, un the nel deserto simbolo delle differenze culturali e dell'affascinante mondo beduino».

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