Lo scambio di ruoli di Antonio Marras

23 settembre 2011 
<p>Lo scambio di ruoli di Antonio Marras</p>

Considero Eugene Souleiman non un parrucchiere o un hair stylist, come si usa dire, bensì un artista, un artista del capello che ama dare un concetto, un'idea forte alle sue realizzazioni, spesso dei veri capolavori. Usa la materia, il capello, come fosse cosa viva, duttile e da plasmare a piacere. Le sue acconciature sono sempre plastiche, tridimensionali, mai piatte, vere sculture con un'anima. E' anche per questo che ricopre il ruolo di creatore dello stile per Wella Professional. Ed è soprattutto questo, l'arte e la concettualità, il terreno di incontro con uno stilista che ha fatto dei propri abiti dei veri e proprio capolavori, non semplici vestiti, ma sculture, Antonio Marras. «E' un look che amo molto quello di Antonio Marras, e questo in particolare, perché dà sempre modo a noi acconciatori di poterci esprimere al meglio. A me personalmente piace molto costruire con i capelli, quindi trovo sia perfetto», confessa Eugene Souleiman.

Che descrive così l'ultima collezione per la primavera estate 2012: «Ho amato molto il tema della collezione perché non prevedeva un solo look, ma diversi. Anche se poi le acconciature erano le stesse per tutte. L'idea che sta alla base è "La signora e la cameriera", e la cameriera è vestita e acconciata come la signora».

E' una sorta di gioco di ruolo, in cui ci si cambia i ruoli e la gente gioca. «Come riferimento avevo alcune foto che Antonio Marras mi ha mostrato e che ho trovato molto interessanti - continua Souliman. Foto che ritraevano diversi soggetti, compresa una piece teatrale intitolata Le Serve di Jean Genet e di un'artista femminista e surrealista francese degli anni '30, che ha ispirato artisti moderni come Cindy Sherman. Amava molto travestirsi e ritrarsi in molti modi, come fossero tanti ruoli diversi».

Come è stato tradotto questo mood in acconciatura?
«Quello che ho cercato di fare è un'acconciatura che riprendesse i diversi ruoli. Un qualcosa di molto raccolto e quasi maschile e qualcosa altro di più femminile, più morbido e costruito. Quindi abbiamo creato una netta separazione tra le due parti. Abbiamo spruzzato i capelli con tanta lacca, per dare lucentezza e fare un raccolto tiratissimo e dare vita a un look "maschile" e compatto, ma nello stesso tempo chic. Nella parte superiore invece abbiamo realizzato una specie di coda-treccia attorcigliando i capelli a torchon e avvolgendola intorno alla testa».

E' possibile realizzare questo look da sfilata anche nella vita di tutti i giorni?
«Penso che si possa fare qualcosa che assomigli, ma più semplice. Si possono separare i capelli con una riga da una parte, usare molta lacca e realizzare una treccia come un torchon. L'importante è tenere i capelli lontani dal viso e molto raccolti. Un qualcosa di più soft, che rende il tutto più portabile e realistico».

Quali prodotti sono sttai usati? Gel o lacca?
«Lacca, perché si asciuga più velocemente del gel, in due minuti al massimo. L'importante è spruzzarla molto vicino alla testa, per ottenere l'effetto bagnato. Consiglio di asciugare i capelli perché se sono bagnati diventa più difficile e poi quando si asciugano, il raccolto diventa ancora più raccolto».

E il make up? Come è stata tradotta questa idea così forte alla base della collezione? «E' difficle parlare di un'ispirazione unica, anche se la collezione parte da un'opera teatrale, Le Serve del 1960. C'è molto mascara. Ci sono molti elementi diversi. E' abbastanza forte, nudo, freddo, forte», afferma Lisa Butler, la make up artist che ne è l'autrice per MAC Cosmetics, che parla di un make up grafico, «allungato verso la tempia e un po' brillante. Sembra molto d'impatto ma in realtà è abbastanza semplice, elegante anche direi».

L'idea che sta alla base segue quella della collezione, che è composta da due tipologie di donne: una è elegante, una vera signora l'altra molto più ordinaria. «Quindi ci sono due aspetti, due donne nella stessa persona. Non deve apparire identico su tutte le modelle. Comunque è abbastanza arrogante e freddo se vogliamo».

I colori? «La collezione è composta da molti colori che non volevo mischiare, volevo usarne uno solo. Il nero mi sembrava troppo forte, così ho scelto di utilizzare un colore che è grigio e verde insieme, ma non saprei dire esattamente perché, ho solo pensato fosse il colore giusto. Un po' perché lo si vede in alcuni abiti, un po' perché mi sembra così "italiano"».

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