A Parigi, il make up è concettuale

11 ottobre 2011 
<p>A Parigi, il make up è concettuale</p>

«Pelle, pelle pelle!». Così ci dice Michele Magnani, senior artist MAC Cosmetics, quando gli domandiamo un resoconto dei look che hanno sfilato a Parigi per le collezioni della prossima primavera-estate.

Proprio come a Milano il focus è sul viso e sulla base, sulla pelle trattata proprio per ottenere l'effetto tessuto. «Basti solo pensare al gran lavoro che svolgiamo quando abbiamo davanti modelle con evidenti difetti; a volte riusciamo a coprire perfino i cerotti». Tutto questo lo si ottiene grazie soprattutto ai prodotti, sempre più nuovi e sempre più "tecnologici", che permettono di creare basi al limite della perfezione, più o meno mat e di creare accurati punti luce per dare risalto ai volumi.

E proprio i punti luce sono un altro versante con il quale si è giocato molto. Illuminare o opacizzare, rendere più mat la classica zona T o in alcuni casi illuminarla. Tutto attraverso creme, più o meno glossy e polveri luminose, più o meno frost. «I volumi, infatti, si creano con i riflessi», continua Magnani. Quindi sì a una pelle baciata dal sole, accarezzata e illuminata, lievemente colorata e con i giusti riflessi. Riflessi che prendono colore: terra, rame, metalli.

Ecco, questo è stato il filo conduttore principale delle sfilate di Milano e di Parigi. Che poi si è distinta per dei look più concettuali, più ispirati, soprattutto all'arte e con una storia da raccontare. «Il make up come mezzo per parlare di altro, per avvicinare la gente all'arte, con la voglia di giocare e di non prendersi troppo sul serio», spiega ancora Michele Magnani. Ann Demeulemeester si è infatti ispirata ai pittori fiamminghi del '600, Vivienne Westwood a quelli dell'800 con l'utilizzo di molto colore e con make up diversi l'uno dall'altro e poi l'art decò. Ho visto, in generale, rispetto a Milano, più storie da raccontare, più effetti speciali. Ad esempio Val Garland ha aggiunti dei merletti alle sopracciglia delle modelle di Manish Arora e Gareth Pugh delle applicazioni di plexiglass al posto della ciglia e sotto gli occhi, per simulare le palpebre semi-chiuse dei neonati, dato che il concetto alla base della collezione era proprio la nascita».

A Parigi, dunque, si osa più che a Milano. Anche con le sfumature e i colori. «Da questo punto di vista, -confessa Michele Magnani - il make up che più mi è piaciuto, anche realizzare, è stato quello di Amaya Arzuaga che, attraverso ombretti chromacare, ha voluto rendere l'idea dell'acqua e della sua fluidità, con sovrapposizioni e sfumature di diverse tonalità pastello fino a ottenere l'effetto liquido della materia, dal verde al rosa al giallo all'azzurro».

E poi sopracciglia, messe in evidenza o cancellate, nessuna via di mezzo. Molto enfatizzate con effetti speciali, molto intense oppure annullate, quindi due tendenze.

Un'ultima domanda. Quale trucco si sarebbe piaciuto realizzare? «Senza dubbio quello di Gareth Pugh, perché lo apprezzo come stlista, con la sua follia e la sua tensione verso il futuro. Tra l'altro Gareth firmerà una collezione per MAC. Le sue sono sempre collezioni pensate, concettuali, l'ultima ad esempio prevedeva questa idea di bambino appena nato. E poi anche Vivienne Westwood, per la sua voglia di giocare e osare ogni volta con il colore».

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