Quando la bellezza aiuta a far carriera

di Simona Marchetti 

Una volta la gradevolezza estetica serviva per trovare un buon marito, oggi invece si punta sulla bellezza, naturale o ritoccata, per far colpo sul capo, come conferma l'analisi del professor Pietro Lorenzetti, autore del saggio Il Chirurgo dell'anima

Simona Marchetti

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Essere belle aiuta, soprattutto a fare carriera. Non a caso oggi sempre più donne investono nel ritocchino estetico per apparire non solo esteticamente più gradevoli ma anche maggiormente competitive sul mercato.

Insomma, se una volta un bel faccino o delle gambe da urlo aiutavano ad accalappiare un buon partito, ora servono più che altro a far colpo sul capo. E la conferma arriva da un recente studio dell'Università del Queensland, secondo il quale le donne bionde guadagnano in media il 7% in più (che tradotto in soldoni fa circa 2mila euro l'anno) e sposano uomini il 6% più ricchi rispetto alle colleghe more o rosse, mentre un'indagine americana ha rilevato che nelle aziende i capi del personale tendono generalmente a mettere la bellezza al terzo posto nella scala di valutazione, dopo esperienza e sicurezza, ma prima del curriculum scolastico.

«Grazie alla mia esperienza, ho potuto appurare come oggi la bellezza sia ricercata più che altro come un aiuto per il mondo del lavoro - spiega il professor Pietro Lorenzetti, direttore del reparto di chirurgia plastica estetica e ricostruttiva
di Villa Benedetta a Roma -. Del resto, la letteratura scientifica si è spesso dedicata a verificare l'esattezza dello stereotipo bello uguale buono, ovvero il pregiudizio secondo il quale alla bellezza si accompagnano tratti psicologici positivi. E i risultati sono molto interessanti, perché si è visto come la bellezza fisica sia ormai diventata uno status, alla pari della razza e delle capacità economiche, e abbia un forte potere persuasivo che, in un momento di crisi economica, può diventare un importante fattore di competitività nel mondo del lavoro».

Naturalmente, mai come in questo caso la giusta misura è quella vincente: ovvero, niente eccessi - nel trucco come nel look o nel ricorso alla chirurgia plastica - perché sono spesso la spia di un disagio profondo e di una scarsa accettazione di sé, mentre una bellezza vistosa diventa anche motivo di insicurezza per il partner. Da qui la consuetudine radicata negli uomini di collezionare flirt con donne bellissime ma di sposare quelle solo carine ma più rassicuranti.

«La chirurgia estetica deve tendere ad un risultato soft e poco evidente - prosegue Lorenzetti, già autore del saggio Il Chirurgo dell'anima - ancor più sul lavoro, dove il continuo ricorso al ritocchino può risultare controproducente. L'obiettivo è quello di apparire giovani, efficienti e grintose, aiutando così la carriera, mentre le cosiddette bruttine stagionate, ovvero quelle che tentano di sfondare solo grazie al cervello, rischiano di fare molta più fatica. Non a caso nel cervello umano esiste una sorta di recettore della bellezza che, alla vista di qualcosa di esteticamente gradevole, risponde con un'emozione piacevole: un meccanismo che spiega, perlomeno in parte, come mai la bellezza sia così ricercata e tutt'altro che futile».

DA STYLE.IT

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