Jean Claude Ellena: «Hermès, il mio sogno»

di Maria Maccari 

Il profumiere esclusivo di Hermès si racconta in un'intevista che svela tutto il carattere eccezionale del suo lavoro e delle sue creazioni

Maria Maccari

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Che si tratti di un personaggio fuori dagli schemi lo si intuisce dalle sue creazioni olfattive. La convinzione è arrivata dal suo libro, Viaggio sentimentale tra i profumi del mondo, il diario di un profumiere d'eccellenza. La certezza l'ha fornita il nostro incontro. Jean Claude Ellena è davvero un uomo, ancor prima che un "naso", fuori dagli schemi. Proprio come le fragranze create nel corso di 40 anni circa, alcune divenute dei must have della profumeria.

La prima domanda che mi viene da rivolgergli è: perché questo libro? «Mi piace scrivere e volevo raccontare alla gente questo  mestiere». Semplice no? Tanto che mi viene da pensare: che domanda stupida, posso fare meglio. Ma poi chiarisce il concetto, e anche io mi sento rassicurata: «E' il terzo libro che scrivo, gli altri due erano saggi più tecnici sull'arte della profumeria. Questo invece è un vero diario, scritto dietro consiglio di un amico giornalista che conosce il mio amore per la scrittura e che mi ha convinto a scrivere un libro sul mio mestiere».
Come mai la forma del diario?
«Ho iniziato a scrivere senza uno scopo ben preciso e senza una regola, un giorno una pagina, un altro due… e con l'intento di far capire alla gente questo curioso mestiere. Poi una sera, per puro caso a una festa, ho conosciuto un editore che mi ha chiesto se potevo scrivere un libro et voilà, l'avevo già pronto in un cassetto, scritto ancor prima che fosse venduto!».

Si comincia fin da qui a intuire dove sta la particolarità dell'uomo. A questo punto, dato il legame esclusivo che lo lega a Hermès, gli domando cosa significhi lavorare per un marchio così particolare, emblema del lusso più sofisticato e vero e soprattutto un'azienda che non fa parte di uno dei grossi gruppi oggi dominanti il fashion system. «Hermès per me è un sogno - risponde con disarmante sincerità Ellena - che mi permette la totale libertà di creazione, per me un vero lusso. Quando ho deciso di lavorare per questo marchio, ho voluto fissare poche ma precise regole dicendo: lavorerò duramente a condizione che le decisioni sulle mie creazioni appartengano solo a me». E così è accaduto, andando incontro a quello che è sempre stato uno dei credo fondamentali di Jean Louis Dumas, ex Presidente del brand: "sono gli artisti e gli artigiani a fare Hermès e non il contrario". Certo non il marketing!

«Quello che mi ha sempre interessato è andare per tentativi, fare errori ma percorrendo un cammino in piena libertà», prosegue Ellena. «Perché Hermès è una famiglia prima che un'azienda, con tutti i pregi e i difetti. Ci si scambia idee, opinioni, esperienze, si litiga anche ma tutto ti arricchisce, tutto accresce e valorizza la tua esperienza giorno dopo giorno, si crea una sinergia e un'energia creativa coinvolgente». Ellena conclude con una frase che mi colpisce: «Hermès è una religione, come una chiesa. Alcune aziende invece sono organizzate come caserme, io preferisco la religione».

Per quel che riguarda specificamente il suo mestiere, vale a dire la creazione di profumi, gli chiedo di spiegarmi meglio un concetto espresso nel libro, o meglio una frase: "L'approccio estetico della composizione non si elabora più con la somma di accordi ma con una visione di insieme". Per chiarirmelo cita Cartesio e Pascal, il metodo matematico e analitico contro quello pascaliano. «Pascal diceva che per comprendere il tutto occorre partire dal dettaglio e questa è la mia visione. Quando creo un profumo, ho tutti gli ingredienti su un tavolo e poi li provo, li associo, li combino. E' una creazione "globale". Questo intendo quando parlo di "approccio estetico", applicabile a tutte le arti. Io non parto da accordi predefiniti, non dico: voglio creare un jus boisé, vanigliato, fiorito… parto dal singolo ingrediente, so come una parte contribuirà al tutto. E penso che alla fine il risultato sia più personalizzato, anche se il percorso è più lungo e più difficile». Noi siamo d'accordo con lui.
Incuriosita gli chiedo qual è il suo ingrediente o accordo preferito, ma mi risponde che non c'è, perché utilizza tutte le materie. Se partisse già da ingredienti o accordi pre-definiti sarebbe come scegliere a priori le parole per scrivere un libro, fortemente limitante. Sarà forse questo il suo segreto, la sua firma? Cambiare sempre sorprendendo e non ripetendosi mai?  In effetti il concetto è ancor più rimarcato quando racconta la storia della nascita di una delle sue fragranze simbolo, un vero classico ormai: Voyage d'Hermés. Un percorso fatto di sensazioni intorno alle quali vengono costruiti accordi, solo sensazioni legate al viaggio e ingredienti evocativi.

Provo allora a domandargli qual è il suo profumo preferito, quello di cui va più fiero e mi dice che non ce n'è uno, perché considera il suo lavoro come un cammino, un percorso. «Per la verità - ci tiene a precisare - c'è un profumo che ho adorato fin dalla sua nascita, creato per Revillon nel 1976 e che non ha avuto un gran successo. Ecco quella è la creazione della quale vado più fiero, perfetta, anche tecnicamente. Per il resto, mi pare di aver fatto un buon lavoro».

Infine sono incuriosita da una caratteristica del libro: le "ricette" che fornisce perché tutti possano creare un profumo. Davvero ciascuno può farlo? «Ho voluto scriverle per far capire alla gente il mestiere del naso, del profumiere, forse troppo idealizzato. Ovvio che non tutti possono riprodurre le fragranze, ma tutti possono avvicinarsi a questo meraviglioso mondo con un pizzico di curiosità in più».

DA STYLE.IT

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