Laura Biagiotti e il gioco dei contrasti

di Maria Maccari 

Sensualità e morbidezza, energia e romanticismo. La collezione autunno inverno del brand romano vive di piacevoli contrasti, come ci spiega Lavinia Biagiotti che abbiamo incontrato prima della sfilata e con la quale abbiamo chiacchierato di moda, certo, ma anche dell'Italia, dei giovani e dei 25 anni del profumo Roma

Maria Maccari

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Ci sono incontri che lasciano dentro qualcosa. Positività, energia, forza.  E la sensazione che la vita può riservare piacevole ottimismo. E' quello che è accaduto con Lavinia Biagiotti, incontrata in un tranquillo pomeriggio durante le prove per la sfilata della collezione autunno inverno 2013-14 presso il Teatro Piccolo di Milano. «Sono molto felice di potervi raccontare la collezione in anteprima», ci dice Lavinia entusiasta. «Così come lo sono di poter lavorare in questo luogo, per me un grande privilegio. Questo era il teatro di Giorgio Strehler e da qui assorbo una grande energia che va oltre la moda e che diventa messaggio di vita e di trasformazione».

Ed energica si può definire la nuova collezione, composta di capi classici mixati ad altri più leggeri e sorprendenti. «L'inverno è la nostra stagione - spiega Lavinia Biagiotti - , la più sfidante, quella in cui devi metterti in gioco mantenendo il tuo stile. E questa per noi rappresenta la 41esima collezione invernale, un bel traguardo».

A questo punto si alza e ci mostra il capo del quale, forse, va più orgogliosa, frutto di una ricerca approdata a risultati davvero sorprendenti: un giubbotto di pelle nera impressa con lana cachemire lavorata a trecce. «E' una lavorazione nuova - spiega -, pelle impressa con la lana che va a stemperarne l'anima rock in una versione più romantica. Si tratta di un nuovo modo di essere sexy: grinta senza aggressività ». Ed è proprio questo, ci rivela, il messaggio che desidera lanciare con la nuova collezione.

Fatta di capi più in linea con il brand, come abiti in lana cachemire con trecce e pizzo e poi una particolare fantasia scozzese che va oltre il solito tartan e che riprende un motivo dell'800 scovato in scialli dell'epoca appartenenti alla collezione personale di sua madre Laura. Le forme sono avvolgenti e opulente, anche quelle più maschili dei cappotti che sembrano quasi coccolare il corpo e che convivono accanto a linee più avvitate alla silhouette.

Lavinia Biagiotti è anche membro della Camera della Moda Italiana, anzi il più giovane che sia mai stato eletto. Esperienza da lei definita «molto formativa, soprattutto per chi, come me, è cresciuta in un'azienda familiare senza avere avuto l'opportunità di mettersi alla prova con il mondo esterno. Mi piace però l'idea del confronto con griffe anche importanti». A questo punto ricorda con evidente emozione i nove anni trascorsi accanto a Vittorio Missoni, proprio in Camera della Moda e il messaggio inviatole dallo stesso due giorni prima la scomparsa.

L'emozione cede però il passo a un nuovo entusiasmo, quello per l'Italia e per il settore moda, a suo dire fortissimo. Le chiedo allora di parlarcene e di trasmettere anche a noi questa speranza di cui parla. «Noi italiani siamo sempre i più forti e lo dico con convinzione, avendo chiari i numeri di tutte le aziende. Il settore, malgrado la crisi, regge ancora perché le grandi aziende investono in innovazione e ricerca. Certo le piccole soffrono perché non ricevono aiuti e il costo del lavoro da noi è elevato, però il potenziale c'è».

Sentire questa parole e l'entusiasmo con cui vengono pronunciate infonde positività. Invita anche i giovani a non mollare, a reinventarsi e soprattutto li incita ad agire, a lavorare sul campo, come veri artigiani. «Non studiate troppo, ma andate a bottega. Questo poi è un lavoro di squadra, che si può fare in mille modi, oggi più che mai. Anche una semplice sfilata in realtà è molto di più che un autocelebrazione, dietro al lato glam c'è lavoro duro e di tutti».

Non posso non chiederle dei profumi e in particolare dei 25 anni di Roma e soprattutto del fatto che questo profumo ha solo 10 anni più di lei. Che sorride al pensiero e ricorda il momento in cui venne creato: «Ero nella nostra casa di Guidonia con mia madre e Peter Schmidt , il designer incaricato di trovare con lei l'idea giusta. Dopo dieci giorni e diversi tentativi, non c'era ancora nulla. A un certo punto mia madre guarda fuori da una finestra e vede una colonna antica tagliata a metà. Da lì è partita l'idea del flacone e del nome: Roma». Ci rivela anche che lei, bambina, ha riprodotto su un foglio il disegno della colonna e che quel foglio è ancora appeso nel suo ufficio.

Spiega poi che anche l'essenza è stata scelta da sua madre Laura, che in quel momento (gli anni '80, quelli della prima sfilata in Cina nel 1988) guardava con interesse proprio all'Oriente. E questo ha portato a un profumo esotico e speziato, con ingrediente base la mirra. «Non potevamo pensare che sarebbe diventato un tale classico e per questo ne siamo ancora più orgogliosi». Poi quattro anni dopo è arrivato Roma Uomo e… il resto è storia, fino a oggi e fino a luglio prossimo, quando il profumo si reinventerà in una versione tutta nuova e ancor più sorprendente… Lavinia ci dice solo che avrà un nuovo ingrediente, la mandorla: «ricca di magnesio e tanto amata da tutte le modelle».

Il nostro incontro termina con la promessa, da parte mia, di leggere il suo libro, Pronto e indossato, e da parte sua di rivederci a luglio, in occasione delle celebrazioni del venticinquesimo anniversario di Roma.

DA STYLE.IT

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