Il cibo? Una droga

18 ottobre 2010 
<p>Il cibo? Una droga</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Il cibo è una droga. Se fino a ieri questa poteva sembrare una frase riferita più che altro all'incapacità di resistere ad un determinato alimento, oggi si scopre che, in realtà, l'espressione ha una valenza scientifica perché esisterebbero dei cibi capaci di stimolare a tal punto alcune regioni del cervello da condizionare perfino i nostri comportamenti, esattamente come succede quando si assumono stupefacenti.

Ad arrivare a questa controversa conclusione è stato il neuropsichiatra Gary Wenk, professore della Ohio State University, nel suo libro "Your Brain on Food", che ha scoperto come gli aminoacidi e altri componenti naturali influenzino i nostri atteggiamenti, favorendo l'afflusso di sostanze come la dopamina e la serotonina, che danno un senso di benessere e proteggono dall'invecchiamento. C'è, però, anche il rovescio della medaglia: ovvero, la mancanza di taluni aminoacidi può portare alla depressione e, nei casi più gravi, alla pazzia. «La distinzione fra cosa sia droga e cosa cibo è completamente sfocata », ha spiegato lo scienziato - «perché anche le sostanze naturali possono creare dipendenza. Certi alimenti influenzano i nostri comportamenti e, pertanto, se si vuole capire come funziona il nostro cervello, è bene guardare a quello che mangiamo».

Specializzato nella cura dell'Alzheimer, Wenk ha iniziato a studiare l'impatto del cibo sull'organismo mentre analizzava l'influenza di alcune piante sulla memoria, scoprendo che le persone provenienti dall'India avevano una minor propensione all'Alzheimer grazie ad un massiccio consumo di curry, che contiene un potente antiossidante, in grado di proteggere le cellule cerebrali dalla degenerazione. Da lì, lo studioso ha poi allargato la ricerca anche ad altri alimenti, facendo una sorta di "mappatura" dei cibi. E se il caffè (ma anche il cioccolato) rilascia una quantità talmente elevata di dopamina da attivare i ricettori del piacere nel cervello, il cioccolato produce anche una forma di oppiaceo che dà effetti simili alla marijuana, mentre la carne e le patate influiscono in maniera più sottile sul nostro umore, con le seconde che hanno il potere di calmare gli animi, rilasciando glucosio nel sangue. Un risultato che si ottiene anche nei bambini quando mangiano latte.

Altri cibi "scatena dipendenza" sono poi le uova (producono tripofano che origina serotonina, la cui mancanza ci fa sentire depressi e arrabbiati), le spezie come la noce moscata, lo zafferano, l'aneto e la cannella (contengono sostanze simili alla mescalina che, in grande quantità, produce euforia), i pomodori (sviluppano solanina e alfa-cachonina che favoriscono la memoria), e lo zucchero (vitale per il cervello, aiuta l'attenzione e l'apprendimento).

Negli Usa il libro di Wenk ha, però, scatenato non poche perplessità e pure qualche critica, visto soprattutto l'alto tasso di obesità e di malattie cardiovascolari che si registra dall'altra parte dell'Atlantico. Ma l'esperto precisa subito che il suo è solo uno studio scientifico e che «spesso tutto quello che fa bene al cervello, in realtà fa poi male al nostro corpo». Da qui, l'invito a consumare cioccolato e caffè con moderazione e a non abbuffarsi di zuccheri e dolci da forno.

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