Cibo: etnico o tradizionale?

02 dicembre 2010 
di C.L.
<p>Cibo: etnico o tradizionale?</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Aumentano sugli scaffali delle nostre cucine prodotti alimentari importati dall'estero. Per scelta o a nostra insaputa, a causa di etichette ancora poco trasparenti. Ma se dobbiamo scegliere cosa e dove mangiare, tendiamo a rimanere fedeli alla tradizione. Lo rivela Coldiretti, che ha presentato con Swg uno studio sulle abitudini alimentari e d'acquisto degli italiani.

L'indagine registra un aumento dei consumi di alimenti stranieri. Basta guardare alla frutta. Mangiamo più ananas e meno pesche e le banane, dopo le mele e le arance, sono diventati i frutti che amiamo di più. Il consumo di frutta straniera in Italia oggi è pari al 15 per cento. Tra l'altro negli ultimi dieci anni sono aumentati gli sbarchi di prodotti non legati alla stagione, come i mirtilli dall'Argentina, le ciliegie dal Cile o l'uva dal Sudafrica.

Si sono rapidamente diffusi anche esercizi commerciali che hanno arricchito di sapori e profumi di cucine esotiche le nostre città. Ma, è questo è un dato interessante, solo il 7 per cento degli italiani frequenta molto spesso un take away etnico e il 5 per cento un ristorante straniero. Addirittura nel 2010 ben quattro italiani su dieci non hanno mai messo piede in un ristorante straniero o acquistato per strada kebab, tacos, involtini primavera o sushi da portare via. Preferendo, si desume, la cucina tradizionale.

Ma può capitare, mette in luce Coldiretti, che anche i piatti della tradizione siano preparati con ingredienti che locali non sono. La pizza, ad esempio, spesso è fatta con cagliate provenienti dall'est Europa, pomodoro cinese, olio di oliva tunisino e spagnolo o farina canadese o ucraina. Oppure gli spaghetti al pomodoro: il 60 per cento del grano duro utilizzato per la pasta arriva dall'estero e il concentrato di pomodoro potrebbe importato dalla Cina.

Anche facendo la spesa al supermercato non riceviamo un'informazione completa. La Coldiretti stima che due fette di prosciutto su tre vendute come italiane provengono da maiali allevati all'estero, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri, oltre un terzo della pasta è ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia e la metà delle mozzarelle sono fatte con latte se non cagliate straniere. Un problema questo di etichette: per gli alimenti non è sempre obbligatorio indicare la provenienza degli ingredienti. Quest'obbligo, per ora, è esteso solo a carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, pollo, passata di pomodoro e olio extravergine di oliva.

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