Iniziare il pasto con una bella insalatona,
ovviamente poco condita, fa mangiare di meno, riducendo
così l'apporto calorico
complessivo.
A confermare quello che finora era più che altro un luogo comune
è stato uno studio, condotto dalla Pennsylvania State
University e in fase di pubblicazione sulla rivista
Appetite, che ha verificato l'incidenza del
consumo di insalata nella dieta giornaliera, a seconda che venga
consumata prima del pasto, insieme al primo piatto o come
contorno e in quantità prefissata oppure libera.
Per realizzare l'esperimento, i ricercatori americani hanno
chiesto a 46 donne non a dieta e di età compresa fra i 20 e i 45
anni di pranzare una volta a giorno per cinque giorni con una
porzione abbondante di insalata e pasta al pomodoro a volontà,
variando però tempi e modalità di assunzione degli ortaggi
freschi: per due pranzi, infatti, l'insalata è
stata consumata 20 minuti prima del pasto (la prima volta
in porzione fissa e la seconda libera) e per altri due pranzi è
stata mangiata insieme con il primo (sempre in
quantità prima fissa e poi libera), mentre nell'ultimo pranzo non è
stata consumata affatto.
Risultato: le donne riuscivano a ridurre dell'11% le
calorie assimilate (in altre parole, mangiavano meno
pasta) se il consumo di insalata era fisso e
consistente, indipendentemente dal momento
dell'assunzione.
Se, invece, la porzione verde era
libera, le partecipanti finivano per mangiare il 26% in
più di insalata se la consumavano all'inizio del pasto, anche se
però in quantità ridotta rispetto ai 300 grammi stabiliti e,
quindi, non sufficiente per ridurre lo spazio per la
portata principale.
Insomma, se si vogliono ridurre le calorie e,
di conseguenza, dimagrire, non è importante quando si consuma la
verdura (se prima o durante il pasto), bensì quanta se ne
consuma, così da avere un effetto rilevante sulla sazietà
.