Home fitness: la palestra in casa

di Monica Conforti 

Nessuna voglia di frequentare costantemente una palestra o anche solo difficoltà a farlo? Nessun problema, ricreatela in casa! Con una zona fitness che non necessita di grandi spazi

Monica Conforti

Monica Conforti

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Che noia fare e disfare la borsa per la palestra con tuta, scarpette, shampoo e trucchi. Che scocciatura la ricerca del parcheggio vicino alla palestra! Che dire poi dei soliti maschi-pavoni o dei lori cugini primi, i maschi-tacchini?  Quasi quasi la palestra me la faccio in casa. Risparmierei tutto questo, e guadagnerei un sacco di tempo senza rinunciare a tenermi in forma.

Non occorre molto spazio, può bastare quello che c'è tra il letto e la parete della camera. A fine allenamento si piegano gli attrezzi e si nascondono in ripostiglio o, addirittura, sotto il letto. Comodo no?

Ci si può accontentare di un tappetino e un paio di pesi, oppure investire in macchine più complesse con cui praticare una notevole gamma di esercizi. Non deve però mai essere persa di vista la consapevolezza di ciò che si fa e la corretta esecuzione degli esercizi. Occorrono perseveranza e autodisciplina, visto che a casa non c'è l'istruttore che ci tiene d'occhio.

Quali sono le regole base per chi sceglie la via dell'home fitness?  Abbiamo chiesto qualche suggerimento a Emilia Lucchesi istruttrice dello Spazio Pilates Lucca presso il Tennis Club Dodo.

«Fondamentale per fare della buona ginnastica è la respirazione», esordisce Emilia. «Quindi bisogna stabilizzare la zona centrale del corpo ovvero l'area lombo-pelvica con l'attivazione della muscolatura profonda del trasverso dell'addome. Altrettanto importante è l'allineamento della cassa toracica con il bacino, regola fondamentale anche del pilates».

A parole sembra molto complicato.  In sintesi bisogna, prima di ogni altra cosa, conoscere il proprio corpo e  in particolare i muscoli che si andranno a utilizzare facendosi aiutare da un istruttore qualificato. «A lui vanno fornite dettagliate informazioni sul proprio stato di salute e sugli obiettivi che s'intendono raggiungere, in modo che lui possa studiare un carico di lavoro personalizzato e, soprattutto, che non arrechi danni al posto dei benefici desiderati», conclude la Lucchesi.

Solo a questo punto si portano i "compiti" a casa. Con la certezza che i risultati non mancheranno.


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