Più sereni in compagnia

di Alessandra Celentano 06 aprile 2012

Secondo studiosi finlandesi, chi vive da solo ha l'80% di probabilità in più di incappare in problemi di depressione

Alessandra Celentano

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Foto: Corbis

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Amare l'indipendenza va bene, ma occhio ad abbracciare la scelta di vivere da soli e tenere eccessivamente alla larga dalla propria sfera amici o parenti. Perché a chiudersi in uno stile di vita "isolato" si corre molto più facilmente il rischio di cadere in problemi di depressione. A ribadire la portata rischiosa della solitudine e, d'altra parte, a ricordare i benefici psicologici offerti dalle relazioni sociali, è uno studio condotto da ricercatori finlandesi e pubblicato sulla rivista BioMed Central.

In particolare, secondo quanto appurato dagli esperti - coordinati da Laura Pulkki-Raback del Finnish Institute of Occupational Health - le persone che vivono in solitudine hanno l'80% in più di probabilità di incappare in problemi di depressione. E ad essere a rischio non sarebbero soltanto - come già noto - gli anziani o i genitori single, bensì anche le persone in età lavorativa. 

Per quale ragione vivere da soli potrebbe favorire l'insorgere del cosiddetto "male oscuro"? Perché non avere qualcuno con cui rapportarsi all'interno delle mura domestiche può acuire eventuali sensazioni di ansia o di insicurezza. Mentre tornare a casa e poter confrontarsi con un partner, un familiare o, anche, un amico, può essere fonte di grande sostegno psicologico.

Lo studio dei ricercatori finlandesi è il frutto di un'analisi condotta per sette anni su un campione di 3.500 persone. Monitorando nel tempo le abitudini e lo stile di vita di tutti i partecipanti, gli esperti finlandesi si sono accorti che ad avvicinarsi all'uso di anti-depressivi sono state, nell'80% dei casi, le persone che vivevano da sole. Maggiormente al riparo dal "male oscuro", invece, le persone in coppia o famiglia. Ma anche quelle che vivevano insieme ad amici.

 

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