In Francia sono sotto accusa da poco prima di Natale le protesi
per il seno prodotte dall'azienda PIP (Poly
Implants Prothèses). Il motivo? Si tratta di protesi realizzate con
silicone industriale (anziché medicale e a norma), un materiale più
economico ma a maggior rischio di rottura e forse - ma questo,
finora, è solo un "sospetto" - persino cancerogeno. Le donne
francesi portatrici di protesi PIP sono circa 30mila e tutte sono
state invitate a presentarsi negli ospedali per sostituirle. Ma le
protesi sotto accusa sono state vendute anche in altri Paesi,
perciò adesso il clima di allarme si è diffuso ben oltre i confini
francesi.
In Italia le donne portatrici di protesi PIP dovrebbero essere
all'incirca 4.300 e per individuarle il Ministero della
Salute - tramite un'ordinanza sulla gazzetta ufficiale del
31 dicembre 2011 (e scaricabile da www.salute.gov.it) - ha
chiesto a tutti gli ospedali e alle cliniche private, accreditate e
autorizzate, di redigere un elenco nominativo di tutti i casi
riguardanti l'impianto di PIP a partire dal 1 gennaio 2001.
Ma intanto come dovrebbero regolarsi le donne che hanno protesi
mammarie? Di questo - e anche di altri dubbi o timori provocati dal
caso francese - ne abbiamo parlato con Maurizio Nava,
direttore della Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell'Istituto
dei Tumori di Milano.
Un consiglio a tutte le donne italiane che hanno protesi
mammarie e che in questi giorni sono entrate in
allarme.
«Il primo suggerimento è quello di verificare il tipo di protesi
utilizzato (sia per interventi a fini estetici, sia per quelli
ricostruttivi) e, se si tratta di protesi PIP, richiedere subito
una visita. Come sapere quale protesi si indossa? Consultando la
"tessera" ricevuta dopo l'intervento: su
quest'ultima, infatti, sono riportate le etichette che descrivono
il tipo di protesi, il volume e la ditta produttrice. Le donne che
non fossero in possesso di questa "tessera" possono risalire ai
dati sulle protesi utilizzate attraverso la fotocopia della
cartella clinica (poiché sul foglio dell'intervento devono
esserci le etichette relative alle protesi). Se non si possiede o
non si trova alcun documento, suggerisco di contattare il centro o
il chirurgo di riferimento».
Protesi PIP e "possibile" rischio cancerogeno: cosa
pensare in proposito?
«Finora non è stata dimostrata alcuna correlazione in proposito.
Gli studi condotti sino ad oggi (sulle donne che hanno fatto una
mastoplastica additiva) sono stati fatti su protesi costruite con
silicone medicale e non industriale, questo è vero, tuttavia anche
nel caso delle protesi incriminate, le ormai note PIP, non vi è
alcun dato che dimostri un aumento di casi di tumore. Ad ogni modo
gli studi sono in corso e richiedono tempi lunghi. L'unico
dato certo riguardo alle protesi PIP è che sono più
fragili e, quindi, possono rompersi più facilmente: ma
anche le altre protesi mammarie possono rompersi, soprattutto
quelle prodotte prima degli anni '90».
Esistono "segnali" in grado di far capire che la protesi
si è rotta?
«Sì, ce ne sono diversi: variazione della forma e della consistenza
della mammella con protesi; senso vago e continuativo di disturbo;
arrossamento cutaneo che perdura nel tempo; aumento di volume del
seno per accumulo di siero e poi il sintomo più serio: l'
infezione. A volte, poi, un ulteriore segnale di rottura di una
protesi può essere l'aumento o la comparsa di un linfonodo
ascellare. Comunque vorrei ricordare che nella maggior parte dei
casi la rottura della protesi è intracapsulare, ossia avviene
all'interno della capsula fibrosa che l'organismo crea attorno alla
protesi e quindi il silicone, anche quello a bassa coesività e
quindi in forma quasi liquida, rimane contenuto e non si sparge.
Cosa fare in caso di rottura della protesi certa e documentata con
Risonanza Magnetica? Sostituirla».
Cosa dire alle donne che, sull'onda del caso francese,
sono entrate in allarme rispetto alle protesi in generale e che
adesso tendono a diffidare anche di quelle a norma?
«Se hanno una protesi a norma non devono temere nulla: dovrebbero
aver ricevuto dal chirurgo di fiducia tutte le informazioni
inerenti le problematiche relative a un impianto protesico
mammario. Colgo l'occasione per ricordare che le protesi non sono
eterne e a volte vanno cambiate non per motivi legati a reazioni
avverse da parte dell'organismo, quanto per il semplice fatto che
il fisico cambia e, di conseguenza, va modificata anche la protesi.
Per intenderci: io uso dire che, in linea di massima, una paziente
di 20 anni rischia di dover cambiare le protesi almeno tre volte
nella sua vita..
Quali buone norme preventive suggerirebbe di osservare
alle donne intenzionate a sottoporsi a intervento di chirurgia
estetica o plastica?
«Le pazienti devono chiedere il libretto informativo e conoscere
tutti i seguenti dati: il tipo di protesi (chiamato style e
rintracciabile su internet all'interno del sito delle aziende
produttrici); il nome della ditta produttiva; la generazione alla
quale appartengono; il tipo di silicone di cui sono composte e il
suo livello di coesività (più il silicone è coesivo e più è sicuro
in caso di rottura della protesi). Consiglio inoltre di informarsi
sul tipo di procedura chirurgica e capire perché sia meglio una
protesi rotonda o anatomica e, anche, in base a quale criterio sia
preferibile optare per un determinato tipo e volume dell'impianto
protesico. E se quest'ultimo sia compatibile con i propri parametri
biodimensionali, come la larghezza del torace, il diametro delle
mammelle, la distanza del solco mediale.
Altri consigli?
«Per una sicurezza ulteriore sul tipo di protesi, direi che in caso
di intervento privato, è utile chiedere di poter pagare la ditta
produttrice. Perché attraverso la fattura dell'azienda è
possibile ricevere anche la descrizione chiara della protesi
utilizzata. In caso di intervento in strutture pubbliche, consiglio
di pretendere sempre la "tessera" con le etichette degli
impianti».
Quali errori evitare?
«Innazitutto una comunicazione poco chiara con il medico. La
paziente deve spiegare bene cosa desidera e cosa non le piace e il
chirurgo, da parte sua, ha il dovere di far capire i limiti entro i
quali può intervenire. A tal proposito, direi alle donne di fare
attenzione anche a quello che spesso e volentieri viene promesso in
televisione, perché alcuni programmi tendono ad alimentare false
aspettative e quindi è essenziale mantenere un buon senso critico e
non credere a tutto. Inoltre direi di chiedere sempre più di
un parere e di diffidare di visite veloci e approssimative o
di promesse poco chiare. Per decidere la corretta procedura
chirurgica e il tipo di impianto da utilizzare, occorre una visita
completa della durata di circa 40/60 minuti. Infine inviterei a
diffidare se prima di qualsiasi atto chirurgico non vengono
richiesti esami diagnostici (per uno studio accurato delle
mammelle)».
Una raccomandazione finale a tutte le donne con
protesi.
«In assenza di sintomi particolari, direi che è buona norma fare un
controllo annuale dal chirurgo, eseguire gli esami diagnostici alle
mammelle previsti dall'età (eco o mammografia) e poi fare anche una
risonanzanza magnetica ogni 10 anni».