Basta allarmismi sul caso Pip. L'associazione italiana
Aicpe - quella che riunisce oltre un centinaio di
chirurghi plastici estetici - ha deciso di fare chiarezza sulla
questione delle protesi al seno prodotte dall'azienda francese Pip
e attualmente sotto accusa, perché realizzate con silicone
industriale anziché medico.
E allora quali sono le paure o le convinzioni da sfatare in base
ai dati raccolti finora? Tanto per cominciare «non esistono
evidenze scientifiche sul fatto che ci siano legami tra le protesi
e il cancro» afferma Mario Pelle Ceravolo,
presidente di Aicpe. «Anzi - prosegue l'esperto
- l'incidenza di tale patologia è inferiore a quella
riscontrata fra le donne senza protesi». Incerti e da
prendere con le molle anche i dati sulla rottura delle suddette
protesi: sì, perché tali indicazioni - precisa
l'associazione Aicpe - sono il frutto di studi effettuati con
metodologie differenti e quindi non comparabili. Ad ogni modo,
proprio per poter ragionare su altri e più precisi dati,
l'associazione di chirurgi estetici italiani si sta attivando per
realizzare uno studio relativo alle protesi Pip esistenti nel
nostro paese.
Mario Pelle Ceravolo invita poi a non adottare
inopportune contromisure preventive. Ci sono donne che, sull'onda
della preoccupazione di questi giorni, stanno accarezzando l'idea
di sostituire le loro attuali protesi al seno così, a priori, e non
sulla base di specifiche indicazioni cliniche. Ma
impiantare nuove protesi significa andare incontro a una
seconda operazione e qualsiasi intervento chirurgico non è esente
da rischi e possibili complicazioni. Perciò no alle
sostituzioni di protesi "a tappeto" e senza fondati motivi.
Oltre a chiarire alcune idee generali sollevate dalla questione
Pip, l'associazione Aicpe ha anche stilato, per i
medici, cinque linee guida di comportamento.
1) Raccomandare una visita di controllo semestrale
a tutte le pazienti. 2) Espiantare le protesi e,
in assenza di controindicazioni, sostituirle a tutte le donne con
evidente o sospetta contrattura capsulare, sieroma, infiammazioni
loco-regionali, adenopatie, lesioni importanti o rottura franca.
3) Valutare con particolare attenzione (e, se
necessario, con l'aiuto di colleghi specialisti) tutte le pazienti
alle prese con sindrome ansiosa o condizioni psicologiche labili.
4) Chiedere alla FDA di ogni paese di valutare e
certificare tutti gli impianti utilizzati sul territorio.
5) Creare un registro degli impianti, per avere un
rapido follow up di tutte le protesi impiantate e poter gestire al
meglio situazioni di questo tipo».