Protesi Pip: precisazioni e consigli

di Alessandra Celentano 

Dall'associazione di chirurghi Aicpe, alcuni chiarimenti per tutti e cinque linee guida di comportamento per i medici

Alessandra Celentano

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Basta allarmismi sul caso Pip. L'associazione italiana Aicpe - quella che riunisce oltre un centinaio di chirurghi plastici estetici - ha deciso di fare chiarezza sulla questione delle protesi al seno prodotte dall'azienda francese Pip e attualmente sotto accusa, perché realizzate con silicone industriale anziché medico.  

E allora quali sono le paure o le convinzioni da sfatare in base ai dati raccolti finora? Tanto per cominciare «non esistono evidenze scientifiche sul fatto che ci siano legami tra le protesi e il cancro» afferma Mario Pelle Ceravolo, presidente di Aicpe.  «Anzi - prosegue l'esperto - l'incidenza di tale patologia è inferiore a quella riscontrata fra le donne senza protesi». Incerti e da prendere con le molle anche i dati sulla rottura delle suddette protesi: sì, perché tali indicazioni - precisa l'associazione Aicpe - sono il frutto di studi effettuati con metodologie differenti e quindi non comparabili. Ad ogni modo, proprio per poter ragionare su altri e più precisi dati, l'associazione di chirurgi estetici italiani si sta attivando per realizzare uno studio relativo alle protesi Pip esistenti nel nostro paese.

Mario Pelle Ceravolo invita poi a non adottare inopportune contromisure preventive. Ci sono donne che, sull'onda della preoccupazione di questi giorni, stanno accarezzando l'idea di sostituire le loro attuali protesi al seno così, a priori, e non sulla base di specifiche indicazioni cliniche. Ma impiantare nuove protesi significa andare incontro a una seconda operazione e qualsiasi intervento chirurgico non è esente da rischi e possibili complicazioni. Perciò no alle sostituzioni di protesi "a tappeto" e senza fondati motivi.

Oltre a chiarire alcune idee generali sollevate dalla questione Pip, l'associazione Aicpe ha anche stilato, per i medici, cinque linee guida di comportamento. 1) Raccomandare una visita di controllo semestrale a tutte le pazienti. 2) Espiantare le protesi e, in assenza di controindicazioni, sostituirle a tutte le donne con evidente o sospetta contrattura capsulare, sieroma, infiammazioni loco-regionali, adenopatie, lesioni importanti o rottura franca. 3) Valutare con particolare attenzione (e, se necessario, con l'aiuto di colleghi specialisti) tutte le pazienti alle prese con sindrome ansiosa o condizioni psicologiche labili. 4) Chiedere alla FDA di ogni paese di valutare e certificare tutti gli impianti utilizzati sul territorio. 5) Creare un registro degli impianti, per avere un rapido follow up di tutte le protesi impiantate e poter gestire al meglio situazioni di questo tipo».


 

 

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