Niente fecondazione eterologa per le coppie italiane

di Daniela Ovadia 

La Corte Costituzionale ha per il momento evitato di pronunciarsi sulla legittimità della norma che vieta la donazione di spermatozoi o di ovociti

Daniela Ovadia

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Con grande dispiacere di numerose coppie in attesa di una sentenza definitiva, la Corte Costituzionale ha rimandato al mittente la richiesta di pronunciarsi sulla legittimità della norma che vieta, in Italia, la fecondazione eterologa, ovvero la tecnica di procreazione assistita con donazione di spermatozoi o di ovociti.

In sostanza, per le coppie in cui uno dei due partner non è in grado di produrre gameti (cioè le cellule che danno luogo all'embrione), non resta che andare all'estero.

Il divieto di fecondazione eterologa è stato introdotto in Italia con la legge 40 del 2004. Mentre la maggior parte delle altre restrizioni imposte da questa normativa (tra le quali l'obbligo di impiantare tutti gli embrioni eventualmente prodotti nell'utero materno e il divieto di fare diagnosi preimpianto sull'embrione in caso di gravi malattie ereditarie) sono di fatto decadute a causa di successive sentenze che ne hanno dichiarato l'incompatibilità con le norme della Costituzione che garantiscono la salute della madre e la libertà di scelta dell'individuo, sull'eterologa c'è stato ancora una volta uno stop.

In realtà, la sentenza di oggi non costituisce una pietra sopra la speranza di reintrodurre questa tecnica in Italia, ma solo un rallentamento nella procedura. La Corte ha infatti rimandato la questione ai giudici ordinari alla luce di un pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che, nel novembre del 2011, mentre in Italia erano già state avviate le procedure di incostituzionalità, ha dichiarato illegittimo il divieto della fecondazione eterologa su tutto il territorio europeo perché incompatibile col diritto di ognuno di decidere rispetto alla propria vita privata e familiare e sulla base del divieto di discriminazione. Il legislatore italiano dovrebbe quindi far propria la sentenza europea e modificare la legge italiana. Ciò non è ancora avvenuto ma, secondo la Corte Costituzionale, è sufficiente a evitare una sentenza che avrebbe, di fatto, reso immediatamente possibile il ricorso a donatori.

Cosa significa tutto ciò per le coppie infertili che hanno bisogno di una donazione? "Tornare alla magistratura ordinaria che poi a sua volta riporterà la questione alla Corte Costituzionale significa aspettare almeno un paio d'anni" spiega Marilisa D'amico, docente di Diritto costituzionale all'università di Milano e legale di una delle coppie che si è rivolta alla Corte. "È comunque significativo che la domanda sia stata rimessa in gioco sul piano legale".

L'ex ministro della Salute Livia Turco ha invece ribadito la necessità che sia il Parlamento a riprendere in mano la legge 40 per abolirla o emendarla: "Tutte le sentenze che hanno di fatto cambiato l'assetto di questa pessima legge sono un invito al Parlamento a prendersi le proprie responsabilità e a tornare a discutere per produrre una nuova norma che tenga conto degli orientamenti espressi sia sul piano dei diritti umani sia su quello della Costituzione".

Nel frattempo, il cosiddetto turismo procreativo, cioè i viaggi della speranza verso l'estero per trovare paesi e medici più disponibili, non accenna a diminuire. "Un Parlamento degno di questo nome, consapevole della continua delegittimazione che gli deriva dal fatto che una sua legge obbliga le persone ad aggirarla per far valere i propri diritti, dovrebbe esso stesso porre fine a questo stato delle cosa che mortifica le persone e fa rinascere la cittadinanza "censitaria", perché solo chi è fornito di adeguate risorse finanziare può recarsi all'estero e rendere effettivo un proprio diritto" ha scritto oggi su La Repubblica l'ex garante della privacy Stefano Rodotà.

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