Peter Marigold
- Protagonisti del design -

di Giulia Lina Callegari  

Sogna di essere un amabile giardiniere e, invece, è un designer di grido con un caratteraccio. O, almeno, così dice di sè Peter Marigold. Style.it l'ha incontrato

Giulia Lina Callegari

Giulia Lina Callegari

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Occhio a Peter Marigold, il designer che odia chi mangia sugli autobus, pensa che la scuola inglese sia borghese e bigotta e sa di avere un carattere impossibile. Tra arte, design, installazioni  - e gli interni per un negozio di frutta - ecco una conversazione semplice con un giovane turbolento che, però, si scioglie se pensa al suo neonato Leon…

Peter come ti descriveresti se dovessi farlo attraverso i tuoi progetti?
Ispido (anzi diciamo proprio irsuto)… Non mi piacciono le cose levigate e appena arrivo a un certo punto di un progetto ho voglia di andare oltre, di cambiare. Ognuno dei miei progetti dice qualcosa di me, il mio problema più grande è che sono sempre molto legato alle cose che faccio. Davvero, mi ci affeziono.

Scusa se lo chiedo, ma ti definiresti un carattere semplice?
No. Sono una delle persone più arrabbiate che ho mai conosciuto. Non sono una cattiva persona, sono solo… Molto arrabbiato, ecco. Mi piacerebbe non esserlo, ma ho un problema di insoddisfazione verso il mondo. Forse per quello mi piace disegnare le cose, per cambiare un pochino il mondo attraverso i miei segni. Sogno spesso di essere un giardiniere che adora i suoi vicini e ci va parecchio d'accordo. Invece, sono uno Scorpione, artista frustrato che strilla alle persone. Per esempio quelli che mangiano il pollo sull'autobus… mi urtano il sistema nervoso.

È fare il designer che è complicato?
È complicato per me, per come sono fatto io. Non so come sarebbe se fossi un altro. Ma fare questo mestiere è comunque divertente.

La tua giornata tipo?
Mi sveglio alle sei di mattina per prendermi cura del mio adorato bimbo, Leon. Gli leggo qualcosa, preparo la colazione e, se il tempo è bello, lo porto a spasso. Alle nove e mezza mi dirigo in bici  verso lo studio, che si trova in un quartiere pieno di creativi… E non so neanche perché ci stiano, considerato che costa un casino ed è brutto. Poi sto davanti al mio computer dalle otto alle dieci ore a cliccare, cliccare, cliccare, cliccare… Alle sette chiamo la mia fidanzata e le dico che mi perderò il bagnetto di Leon per l'ennesima volta. Alle undici di sera arrivo a casa. Ah, di solito faccio una doccia. Il giorno dopo tutto ricomincia.

Qual è il tuo progetto preferito e perché?
Forse la nuova installazione che ho fatto con Lindberg Danish Eyewear. Ah, e i miei Split Box Shelves.

Quando hai deciso di fare il designer?
Sono nato così, ma poi mi sono perso lungo la strada. Da piccolo volevo fare le cose, con le mani, ma, invece, venivo spinto a dedicarmi all'arte. Questa la trovo un'idiozia delle scuole inglesi, un sistema idiota e borghese che classifica le attività in base all'intelligenza. Abbiamo portato Leon sulla metro e ha visto un pulsante e lo voleva schiacciare a tutti i costi, per istinto. Bene per me e il design è la stessa cosa.

Un libro che ti ha cambiato c'è?
1984 di George Orwell. Anche se la prima volta l'ho letto, quando avevo dodici anni, non ci ho capito un tubo. Mi piace tanto anche Se questo è un uomo di Primo Levi.

E un film?
Blade Runner e Alien mi piacciono sempre tanto, anche se Ridley Scott è riuscito a fare un sacco di schifezze dopo, come Prometeo. Poi mi mancano tanto I film di Terry Gilliam, perché li associo a un roble della mia vita nel quale non avevo roblem.

A cosa stai lavorando?
A troppe cose insieme. Tra queste a un tavolo gigante per il Museo dell'Infanzia, complicatissimo, agli interni di un negozio di frutta e verdura e a una mostra itinerante per un'azienda mongola che produce cachemere.

Il giorno più brutto sino ad ora?
È strano, adesso che me lo chiedi… Tutti i miei giorni sono accompagnati da una strana nostalgia del passato. Non saprei, però, qual è stato il peggiore.

Allora il migliore?
Sarà banale, ma quando è nato Leon. Il mio mondo si è espanso nello spazio di un pomeriggio.

Scegli un progetto e raccontalo dall'inizio alla fine.
Non mi piace. Voglio dire… Non mi piace il momento dell'ideazione, vado in panico e disegno cose a caso. Infatti, per me è difficile anche lavorare con qualcuno alla produzione, perché un sacco delle cose che faccio sono intuitive e spontanee. Insomma, mi piacerebbe diventare un designer, ma penso che il mio caratteraccio me lo impedirebbe.

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