Philippe Starck
e la regina delle sedie

di Francesca Cibrario 

Il grande designer francese festeggia i 10 anni della sedia più venduta al mondo, la Louis Ghost che ha disegnato per Kartell. E ci svela il suo prossimo progetto, che ci riguarda proprio tutti. Perché il design salverà il mondo

Francesca Cibrario

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La sedia delle sedie compie 10 anni e li festeggia con papà. Infatti, la celeberrima Louis Ghost di Kartell è nata dall'estro creativo di Philippe Starck nel 2002, due anni dopo la prima sedia in policarbonato, La Marie. Louis Ghost è, non solo un best seller assoluto per Kartell, ma, con oltre 1,5 milioni di esemplari, è la sedia più venduta del mondo.

Nel corso di questa decade è stata dipinta, vestita e fotografata da artisti di tutto il mondo. Inoltre, ha dato il via a un'intera famiglia, formata dalla seduta Victoria Ghost, più snella, gli sgabelli Charles Ghost, lo specchio François Ghost, la seduta per bambini Lou Lou Ghost, fino ad arrivare agli ultimi nati, gli sgabelli bar One more e One more please.

Anche questo importante anniversario è stato lo spunto per un'edizione speciale dell'iconica seduta e abbiamo incontrato il designer francese (definito dal presidente Claudio Luti "il migliore interprete che Kartell abbia mai avuto") al flagstore milanese, dove è arrivato con il consueto look supercasual e l'inseparabile moglie Jasmine.

Starck è il primo, racconta, a essersi stupito del successo ottenuto da un prodotto apparentemente tanto semplice. "Ma non facile: per realizzarla ci ho messo tre anni", spiega il designer francese. "Dietro a ogni prodotto c'è un progetto, una visione. E, fateci caso, tutti i prodotti più si evolvono più rimpiccioliscono". Come è successo ai computer: "I primi erano grandi come delle abitazioni, oggi ce ne sono delle dimensioni di una carta di credito. Presto spariranno, quasi tutto sparirà. Questo processo si chiama smaterializzazione. Però, ci sono alcune cose che non riusciamo a smaterializzare, ma che possiamo rendere invisibili".

Questo ragionamento è stato uno dei punti di partenza de La Marie, l'antenata della Louis Ghost, la prima seduta in plastica trasparente. "La Marie era formidabile, ma le mancava qualcosa, perché noi siamo esseri sentimentali. Invece, la Louis Ghost ci risulta subito familiare, forse perché ci ricorda i vari Luigi… Credo di aver tradotto in prodotto la memoria collettiva".

Ed è diventata uno dei più grandi successi di design del secolo.
"Perché un oggetto acquista nobiltà nella moltiplicazione. Se abbiamo una buona idea, abbiamo il dovere morale, filosofico, umano di condividerla con gli altri. Da quando ho iniziato a lavorare con questa azienda, sono sempre stato ossessionato dalla democratizzazione del design. Perché ci sono persone molto rispettabili che non hanno fatto soldi, ma meritano cose belle. È molto più facile fare cose buone per i ricchi, potendo spendere, che per i poveri. Solo con la plastica e solo con Kartell avrei potuto far salire la qualità dei prodotti, abbassando i prezzi e, quindi, raggiungere tutti. Dopo 25 anni il sogno si è realizzato e tutti possono permettersi, magari con qualche sacrificio, un pezzo di Kartell. O, almeno, una buona copia".

Il prossimo sogno?
"È di rendere un servizio alle persone, ma senza passare dalla materia. C'è troppo materia intorno a noi e presto scarseggerà, perché è prodotta con l'acqua che, a sua volta, scarseggia. Quindi il l'oggetto della discussione oggi è rispondere a grandi questioni vitali. E dico vitali, perché davvero da esse dipende la sopravvivenza oppure la morte dei popoli. Il design può tentare di migliorare la vita, ma per farlo bisogna essere vivi. Oggi molta gente rischia di non farcela. Quindi l'urgenza è quella di salvarli dalla morte, e poi si vedrà. Io ho mezzi molto limitati, ma sono nella posizione di fare domande. Che non salveranno il mondo, ma che possono aiutare".

Quali sono queste domande?
"La prima è: come sarà la vita della gente nell'era post-plastica? Tra 20 anni non ci sarà più petrolio e, quindi, niente più plastica. Oggi il materiale più utilizzato dal 90% della popolazione mondiale è la plastica, perché non è cara e la troviamo dappertutto. Cosa accadrà a queste persone senza plastica? Un'altra questione aperta è questa: certamente arriveremo a un punto di decrescita della produzione, soprattutto in occidente. E questa decrescita potrebbe essere un dramma terribile, se è negativa. Ma può anche essere positiva? Possiamo continuare a crescere producendo meno? È paradossale, soprattutto per noi che siamo prima di tutto costruttori e produttori. Ci sono tutta una serie di domande di questo genere su cui lavoro. E organizzo riunioni in cui si discutono questioni che in questo momento trovo più importanti che parlare della bellezza di una sedia".

Non ha mai pensato che l'arena politica sarebbe il posto più adatto dove porre queste domande?
"Senti, avrei adorato fare politica e penso che sarei pure stato bravo. Ma credo anche che sarebbe stata la politica a non amare me. Quando guardo attentamente cosa accade nel mondo della politica mi rendo conto che, invece, non è fatto per gente come me. Credo di essere troppo rigoroso, retto, onesto, diretto per fare politica. L'avrei amato, ma in una eccezione utopica della politica".

In Italia a breve ci sono le elezioni e una mano ci farebbe comodo…
"Io ci rinuncio. Incaricheremo i miei figli di provarci".

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