I protagonisti del design
Sibylle Delclaux

di Giulia Lina Callegari  

Abbiamo incontrato Sibylle Delclaux, giovane designer francese trapiantata a Berlino, che lavora la porcellana per costruire oggetti moderni dall'allure antica

Giulia Lina Callegari

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Sibylle Delclaux è una giovane designer francese reduce da un'esperienza in un atelier nella città di Sèvres: mesi passati a lavorare la porcellana per costruire oggetti moderni con un materiale dall'allure antica.
Adesso lavora per lo studio Ett La Benn a Berlino, dove ci racconta i suoi progetti finiti e i suoi sogni ancora da realizzare.

Sibylle, c'è un progetto che descrive bene la tua personalità?
Gli oggetti che ho chiamato Ageless: senza età. Sono molto vicini a quello che mi aspetto da un progetto di design, ovvero la scoperta di materiali, tecniche di produzione. E poi c'è l'osservazione del confine tra moderno e antico che sembrerebbe invalicabile. Con questi oggetti volevo creare qualcosa con un senso che va oltre il semplice utilizzo.

A proposito di utilizzo: Impossible Mikado Game come ti è venuto in mente?
Ho giocato spesso a Mikado e mi sono fermata a riflettere sulla nozione di quell'equilibrio instabile che si crea sempre tra i bastoncini. Mi piaceva l'idea di lavorare con materiali che non si possono toccare o raggiungere, lavorare con qualcosa che si rompe appena lo tocchi.

Infatti lavori molto con la porcellana…
Sì, è un materiale che mi attira, ho voluto entrarci in contatto, sperimentare e vedere fino a dove si poteva spingere. Da un punto di vista sensoriale, certo, ma anche per conoscerne i limiti fisici. Per poi farne un uso "al limite" ed enfatizzarlo al massimo. Anche per Ageless ho lavorato sulla riproduzione di oggetti tecnologi utilizzando porcellana e legno.

Qual è il potenziale emotivo di questo progetto, secondo te?
Per me sono oggetti emozionali, sensuali e tecnologici. Vogliono portare un tocco di gentilezza alla vita di tutti i giorni. Per me si trattava di ridefinire il confine tra artigianato e produzione industriale. Questi oggetti bisogna toccarli e, solo allora, si percepisce questa risposta poetica ai rituali quotidiani.

A cosa stai lavorando adesso?
Ultimamente mi attirano stoffe e disegni. Penso che farò qualcosa coi tessuti: è un materiale che non ho esplorato abbastanza.

Quando hai deciso che avresti fatto questo mestiere?
In effetti l'ho deciso tardi. Mi piaceva disegnare, giocare con i materiali, le textures. Però, fino a poco tempo fa davvero non sapevo cosa fosse il design, almeno non formalmente.

Quali sono le tue memorie di bambina che ti potrebbero aver influenzata nel lavoro?
Un appartamento. Quello dei miei nonni in Normandia. Era vecchio, strano, il pavimento era inclinatissimo e pieno di oggetti sorprendenti. Diciamo che era un posto assolutamente imperfetto e, per questo, pieno di fascino.


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