I protagonisti del design Inga Sempé

di Giulia Lina Callegari  

Questa giovane designer francese, che disegna oggetti delicati rigorosamente a mano, si racconta e ci spiega che essere una progettista donna non cambia nulla

Giulia Lina Callegari

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Intervista a una designer francese dall'aria deliziosamente assorta, che disegna oggetti delicati e scappa dai professionisti del marketing: Inga Sempé spiega perché il fatto che sia un progettista donna non cambia nulla e come mai se smettesse di disegnare così tanto - e rigorosamente a mano - scriverebbe dialoghi per il cinema. Ma nel frattempo, e per fortuna, continua a disegnare per brand come Cappellini, Baccarat, Moustache e Edra. Mentre difende benissimo i suoi segreti e si spaventa appena gliene chiediamo uno…

Inga come sei finita a fare l'industrial designer?
Principalmente perché mi interessano gli oggetti e tutti gli universi intorno a loro: produzione, tecniche, sistemi, negozi... Parlo anche italiano perchè da studente ho fatto due tirocini a Milano, dopo aver studiato in un scuola pubblica di design industriale a Parigi, l'ENSCI.
Ho anche fatto uno stage di sei mesi con Marc Newson, sempre dopo la laurea, durante il quale ho imparato come sia importante capire tutti i tempi tecnici dello sviluppo di un oggetto per rimanerne il ''capo" e non essere schiacciato dagli ingenieri o dal marketing, cioé da gente che non ha lo stesso scopo del designer.

Un sogno nel cassetto, della tua scrivania?
Concepire elementi architetturali standard, tipo porte e finestre, elementi  usati nella costruzioni delle case nuove che quindi hanno grande importanza sui paesaggi delle città e delle campagne.

E un sogno personale?
Avere un balcone oppure una terrazza nel mio futuro appartamento parigino!

Diresti che c'è un progetto che ti definisce come persona?
Non voglio essere definita da un progetto solo!  Essere definita così significherebbe correre il rischio di essere ridotta a una definizione; quindi togliermi la libertà di esplorare in altri campi un po' diversi…

Qualcosa che vorresti cambiare nel tuo lavoro?
Lo sguardo 'scemo' e pieno di cliché sulle donne designers - spesso ritratte dalla stampa in un modo che non ha senso. Non esiste un design femminile, così come non esiste un design maschile. Le particolarità di un designer sono definite dal risultato:o è buon design o è cattivo design...

Una memoria di bambina che ha cambiato la tua prospettiva sulle cose?
Quando avevo sette anni mi hanno cacciata dai corsi di catechismo perché non ero battezzata. Mi sono sentita fiera di non fare parte di questa fetta di popolazione stretta di mente.

L'ispirazione arriva da...?
Dal lavoro! Un lavoro penoso e lento… Perché sono molto lenta in effetti. Disegno tantissimo, a mano, ripetendo molte volte le stesse forme, che esistono già, fino auscire da queste per crearne altre. Non credo a quelli che dicono che l'ispirazione arriva dalla musica che ascoltano. Non so come si fa a disegnare un cucchiaino così, anche se la musica é bella.

Se non potessi fare questo mestiere cosa faresti?
Scriverei scenografie, perché m'interessa tantissimo il cinema; le situazioni e i dialoghi originali sono pochi secondo me e, quando lo sono, mi viene voglia di provare a farlo anch'io.

Un sogno ricorrente?
Non riesco a fare una telefonata perché non posso pigiare i numeri giusti, mentre è molto urgente.

Tre oggetti di design che vorresti possedere a tutti i costi?
Secondo me è assurdo dividere gli oggetti tra oggetti di design e oggetti di non design. Non capisco cosa siano gli oggetti di design. Tutti gli oggetti, anche i più brutti, anonimi, o poco costosi sono oggetti di design! Perché sono concepiti da designers - anche se sconosciuti. Compro pochissime cose e non sento mai la mancanza di un oggetto specifico. Ecco, adesso mi manca forse un bel lavandino da toilette. Ne sto disegnando alcuni per Globo. Che in effetti, conferma che a me interessa disegnarli gli oggetti, non possederli.

E un segreto?
Non è il Grande Frattello, no? Non voglio creare nessuna falsa intimità e non voglio coindividere un segreto con sconosciuti.

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