Google sfida Spotify con la musica di Youtube

di Simone Cosimi 

Google conferma le insistenti voci su un servizio di canzoni on demand sul modello finanziato dalla pubblicità e legato alla sua celebre piattaforma di videosharing, Youtube. Il via forse entro l'anno. Ma anche Apple scalda i motori

Simone Cosimi

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Arriva la musica in streaming firmata Youtube. Sulla scia del clamoroso successo che stanno ottenendo Spotify, il servizio appena sbarcato con un certo ritardo anche in Italia, e altre piattaforme simili come la francese Deezer e l'americana Pandora (quest'ultima però non disponibile in Italia) pare che anche la piattaforma di videosharing più cliccata del mondo abbia in cantiere per l'anno in corso l'ingresso nel mondo dei client musicali on demand (semi)gratuiti. Insomma, ascoltare pezzi gratis tramite un programmino, senza scaricarli e sorbendosi in cambio solo un annuncio ogni manciata di canzoni. Esattamente sul modello della web company svedese ormai da anni di base a Londra.

A quanto pare, anche se le notizie non sono ancora molto chiare, sembra che anche per Youtube Music (o come si chiamerà il nuovo servizio) ci sarà un'opzione standard gratuita di ascolto con la pubblicità e la possibilità di far fuori spot e promo - oltre che di garantirsi il servizio anche in mobilità - pagando un abbonamento. Insomma, modello classico. Lo ha anticipato la rivista Fortune, citando fonti industriali e interne alla stessa Google, che controlla Youtube dalla super acquisizione del 2006 e che sembra essersi già mossa con alcuni giganti dell'industria musicale. Anziché smentire, il colosso di Mountain View, messo all'angolo da qualche settimana, ha confermato le voci: "Anche se di solito non commentiamo indiscrezioni o speculazioni - ha dichiarato un portavoce di Youtube uscendo allo scoperto - ammettiamo che ci sono dei creatori di contenuti che ritengono che potrebbero avere un maggior vantaggio a disporre di una fonte di reddito oltre alla pubblicità, per cui stiamo valutando questa possibilità ".

Evidentemente gli spot pubblicitari che anticipano e seguono i miliardi di video caricati su Youtube non sono una fonte di guadagno sufficiente. Eppure ciò che gli altri portali rappresentano ora, e cioè un pozzo senza fondo di canzoni, Youtube lo è da sempre: fin dagli inizi gli utenti sfruttano infatti la piattaforma per vedere (ma anche e soprattutto ascoltare) brani musicali. Tanto da aver dovuto affrontare nel corso degli anni, e prima di tutti, non pochi grattacapi legali. D'altronde, quello dei ricavi è sempre stato il tallone d'Achille della piattaforma. Mentre il mondo discografico, dopo anni di miope crisi, sembra aver finalmente sposato i nuovi assetti di fruizione libera finanziata dalla pubblicità. Tanto che anche un altro colosso dell'hi tech, Apple, potrebbe presto essere della partita. Anche il modello iTunes rischia infatti di essere messo in discussione dal modello vincente della musica gratuita, libera, per tutti, incarnato da Spotify. Ci sentiamo dopo la pubblicità.

LEGGI ANCHE: Spotify: lo streaming legale arriva in Italia

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