Il Matrimonio di Mio Fratello: Enrico Brizzi e i quarantenni di oggi

di Guy Pizzinelli 

Torna in libreria l'autore dell'ormai ventenne "Jack Frusciante è uscito dal gruppo". Con un romanzo più adulto e maturo, sui 40enni di oggi

Guy Pizzinelli

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Il matrimonio, la vita, gli affetti, il confronto con le vite degli altri, con quella di un fratello, ad esempio. Un fratello strano, un fratello mollo di verso da te.
Questi gli elementi e gli ingredienti che troviamo nel nuovo romanzo di Enrico Brizzi, stra-famosissimo enfant-prodige autore di Jack Frusciante è uscito dal gruppo e di In Piedi sui Pedali: Il matrimonio di mio fratello, edito da Mondadori.

Il nuovo lavoro di Brizzi vede come protagonisti due fratelli: Teo, un trentanovenne con un gran bel  lavoro e una notevole facilità nel passare allegramente da una relazione amorosa a un'altra, e Max, quarantaduenne radicale con un passato di contestazioni e contrasti con i genitori, appassionato di alpinismo e imprese estreme, un recente divorzio alle spalle.
Le loro vite si snodano tra scelte estremamente diverse, di cui sono testimoni la sorella e i genitori e di cui Bologna è ovviamente sempre lo sfondo principale.
Teo insomma è un uomo soddisfatto. Non come suo fratello Max, e mentre infatti Teo sta rientrando a Bologna per immergersi in uno dei suoi weekend di delizie da single, i genitori lo chiamano: Max è scomparso, insieme ai suoi bambini. Così Teo, anziché entrare in città, resta alla guida e punta verso le Dolomiti, per andare a cercarlo. E, lanciato lungo l'autostrada, ci racconta tutta la loro vita, dalla fine degli anni '70 a oggi, con papà Giorgio - dirigente della ditta di motociclette Vortex - e mamma Adriana - un po' femminista e un po' tradizionalista - e la piccola sorella Sofia…
Un racconto che è insieme la rievocazione divertente e commovente di un'Italia che non c'è più ma che conosciamo tanto bene e la storia di due fratelli diversissimi: chi dei due si è illuso? Chi ha scelto la strada migliore? Il loro legame sopravviverà agli anni della maturità? E, da ultimo, che fine hanno fatto Max e i suoi figli?

Un romanzo intenso, complesso, lungo, articolato.
Sul quale Brizzi dichiara: «Scrivere per me, soprattutto un romanzo così lungo, è un'esperienza ad alto coinvolgimento fisico. A differenza di quel che si può credere, scrivere - e riscrivere - è anche fatica, o almeno lo è farlo dieci o dodici ore al giorno. Questo è un romanzo che sostanzialmente è una storia di quarantenni, una storia di personaggi che si confrontano con i passaggi cardine della vita, in particolare il matrimonio e tutto quello che ci sta intorno. Certo, si possono avere molte opinioni in merito: c'è chi dice che bisogna assolutamente sposarsi e provare che cosa significa, c'è chi dice che non bisognerebbe farlo mai, c'è chi dice che una volta si può sbagliare ma perseverare è sciocco. A me interessa fondamentalmente mettere in scena delle persone che si confrontino con l'inizio e la fine degli amori, con quel legame forte, che non finisce mai - al di là del matrimonio - che è il legame con i figli
Un romanzo adulto, maturo, riflessivo e che vale la pena di leggere


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