Le montagne ghiacciate di Kolyma: il thriller che venne dal freddo

di Guy Pizzinelli 

Ripubblicato dopo 20 anni il romanzo di quello che, da molti, viene indicato come uno dei tre o quattro migliori scrittori di spionaggio mai vissuti.

Guy Pizzinelli

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Come si usa dire: a volte ritornano. Ma in questo caso, ritorna per Mondadori uno dei thriller/spy-story che più fece  parlare di sé quando ancora le spy-story erano stra-lette, cioè negli anni '90, appena caduto il muro di Berlino: Le Montagne Ghiacciate di Kolyma.
La storia per raccontare quel poco o nulla senza spoiler, racconta nei dettagli un'azione di spionaggio condotta dalla CIA in Siberia, in una base scientifica sulle alture di Kolyma, regione dell'impero sovietico tristemente famosa per i Gulag, prigioni di confino da cui era quasi impossibile fare ritorno.

Uno scienziato morente, imprigionato in un laboratorio sovietico perduto in un'immensa e desolatissima Siberia, fa pervenire un disperato messaggio in codice a Johnny Porter, indigeno canadese del popolo Gitskan, erudito, scienziato e profondo conoscitore dei dialetti siberiani: lo supplica di raggiungerlo in segreto, a tutti i costi, lui, lui solo. E Porter, agente dei servizi segreti americani, accetta la sfida; compie un viaggio impensabile, rischia la vita per un segreto cifrato e poi tenta la più grande fuga di tutti i tempi, quasi impossibile. Andata e ritorno perciò, non diversamente da tanti altri romanzi. Ma pochi sono gli scrittori che, come Davidson, riescono a incastrare i dettagli nella storia con tanta intelligenza, passione e necessità.

Lionel Davidson è uno scrittore inglese morto a 87 anni nel 2009. Figlio di immigrati ebrei provenienti dalla Polonia, giovane promessa del giornalismo, sommergibilista durante la Seconda guerra mondiale, cittadino israeliano negli anni Sessanta-Settanta, reporter in Cecoslovacchia e Ungheria durante la Guerra fredda.
Il romanzo risente ovviamente ancora delle atmosfere della guerra fredda e dell'esasperata mania per la segretezza allora vigente nell'URSS. È un racconto che trasporta in luoghi per noi inimmaginabili e, dopo un giro del mondo in cui Porter viene accuratamente inserito nel suo ruolo di spia sotto copertura, ti fa entrare nel mondo gelido e buio dell'inverno siberiano. E fino alla fine non molla mai la presa sul lettore, con risvolti scientifici al limite della fantascienza e anche con una delicata storia d'amore. Il finale, con un ritmo sempre più frenetico, è giocato su quello che probabilmente è il più strano confine internazionale in tutto il mondo: l'Artico, tra Unione Sovietica e Stati Uniti. Le Montagne è un capolavoro di suspense, con un respiro degno di un John Le Carré o di un Len Deighton. È lungo, ma si legge d'un fiato.

Nella prefazione, Robert Harris - altro eccellente scrittore - parla di questo romanzo come di un vero capolavoro, un'opera che Davidson ha impiegato ben quindici anni per scriverla. Stavolta non si tratta di una prefazione scritta solo per invogliare ad acquistare il romanzo. E' tutto vero, Come scrive Harris, l'impianto classico del romanzo, l'ambientazione impressionante i personaggi, l'intreccio romanzesco, i dialoghi sofisticati e le invenzioni narrative fanno di questo romanzo un fantastico imperdibile capolavoro del genere.


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