Tutti sognano di poter volare

di Guy Pizzinelli 

Un pilota / poeta romantico dell'aviazione, condivide con il lettore il suo irrefrenabile amore per il volo, in un libro magico e incantevole

Guy Pizzinelli

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Tutti sognano di poter volare, uomini e donne (l'uomo sogna di volare da sempre, in effetti). Vuole vedere il mondo dall'alto, senza esserci dentro, e poi non riatterrare dove vive ma in un posto più bello, quello desiderato, infatti si sogna spesso di guardare dall'alto o di planare sul mare.
Da un punto di vista psicologico, poi non è tanto il volare in sé e per sé che uno desidera, ma il fatto di buttarsi tutto alle spalle ed evadere. Sognare di volare è forse il sogno più comune al mondo, diffusissimo presso ogni popolo e cultura del passato e del presente; anche Freud lo include nei sogni 'tipici'. La sensazione di volare nel sogno è spesso accompagnata dallo stupore di saper fare una cosa tanto incredibile, e poi si prova quasi sempre un profondo senso di benessere, libertà, gioia.
Perché con il volo una persona va via, quasi scappa per un momento. un po' come quando ti isoli nella lettura di un libro. Ed è qualcosa che tutti vorremmo poter fare.

In questo libro edito da Mondadori, Mark Vanhoenacker, pilota di linea e poeta romantico dell'aviazione, condivide con il lettore il suo irrefrenabile amore per il volo, in un viaggio che si muove tra il giorno e la notte, tra le nuove mappe del mondo e la poesia della fisica, tra i nomi dei venti e la natura delle nuvole. E ci fa riscoprire la semplice meraviglia che giace al fondo di un'esperienza che, ancora oggi, rimane unica: la gioia suprema del volo e le inimmaginabili prospettive che l'altezza e la distanza ci donano su tutto ciò che amiamo.

Rivela l'autore: "Quando conosco qualcuno, a una cena o a una festa, appena dico che faccio il pilota tutti cominciano a bersagliarmi di domande sul mio lavoro. Tre sono più frequenti delle altre, con formulazioni pressoché invariabili. Ho sempre voluto fare il pilota? Ho mai visto qualcosa, 'lassù', che non riesco a spiegare? Ricordo il mio primo volo? Queste domande mi piacciono. Sembrano provenire, immutate, da un periodo in cui volare non era di routine. Indicano che ancora oggi, sebbene molti di noi partano con una certa regolarità da un punto sulla terra e ne raggiungano un altro attraversando il blu del cielo, non abbiamo fatto l'abitudine al volo, anche se non vogliamo ammetterlo. Queste domande mi ricordano che, per quanto gli aeroplani abbiano decisamente cambiato molti dei nostri vecchi atteggiamenti, c'è ancora una parte profonda della nostra immaginazione che persiste e risplende in uno strato antico della nostra mente, in mezzo a convinzioni radicate - se non ataviche - che riguardano distanze e luoghi, migrazioni e cieli."


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