Ivano Fossati si spoglia dentro un libro

di Giuditta Mosca 

Il cantautore indossa vesti inedite in Tutto questo futuro, benché di libri ne abbia già all'attivo due. Non è un romanzo, non è una biografia, è un album di ricordi. Un raccoglitore, una serie di diapositive che non potrebbe stare in nessun cassetto e neppure in un armadio...

Giuditta Mosca

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Un padre assente, che lascia la famiglia quando Ivano ha appena un anno, una madre operaia che gli ha aperto le porte alla musica, dicendo a un sognatore con i pantaloni corti che, se fatto col cuore e con intenzione, quello del musicista è un gran bel lavoro. Gli anni, quelli dell'adolescenza, in cui Fossati ha dovuto scegliere tra il farsi influenzare da quelle amicizie che oggi definisce "rischiose" e la musica, lasciando addosso a chi legge il brivido legato al non voler sapere cosa avremmo perso oggi se, all'epoca, avessero vinto le cattive amicizie. L'infanzia genovese, tra residuati bellici e bombe inesplose, una città che Ivano definisce "buia se non fosse stato per quello sbocco sul mare" e chiunque abbia ascoltato anche una sua sola canzone, sa quale importanza abbia nella sua vita e quale ruolo ricopra nella sua musica il mare, lo stesso che vede anche in Lombardia. Sapere, ad esempio, che L'uomo coi capelli da ragazzo è ispirata alla legge Basaglia che ha disposto la chiusura dei manicomi, offre un senso a tutta la canzone, a quel "chi venisse a prenderlo, una domenica vedrebbe, che bel mare che c'è". Si parla anche di Pippo Baudo che non è esattamente un fan di Ivano, della passione per il jazz che spesso andava ad ascoltare da solo, perché non trovava mai un amico disposto ad accompagnarlo.

Chi pensa che per Fossati ci sia solo il mare sbaglia, e anche questo aiuta a capire le sue canzoni, soprattutto quelle a partire dagli anni '90, periodo artistico in cui appare chiara l'importanza di tutto ciò che è "più alto", ma è un ruolo dettato da una personale "new age" musicale che, e questo non si capisce senza avere letto il libro, che affonda le radici in tempi ancora non sospetti, quando Ivano si era innamorato della musica di Duke Ellington e Miles Davis.

A seguire i suoi viaggi, solo a tratti descritti nelle pagine, assumono un senso tutto musicale canzoni come La pianta del the le cui influenze andine (semplicemente bellissimo Una Ramos e la sua antara) spalancano le orecchie su un panorama tanto nuovo quanto godibile ed esplorabile.

Come in ogni libro che si snoda in "tutto questo futuro" partendo dal passato, Fossati richiama immagini che molti di noi non possono che ricordare attraverso l'iconografia ma che qui emanano significati nuovi: un biglietto, quello del concerto dei Beatles del '63, con prezzi che fanno sorridere, mille lire le tribune, 4mila le poltronissime. Concerto a cui Ivano non andò, nonostante la passione viscerale per i "Fab Four" e, come lui stesso scrive "spero di avere avuto un buon motivo per perdermelo".

La sua musica preferita, i suoi scrittori preferiti danno un senso alla sua carriera, iniziata 40 anni fa, e non per forza di cose finita causa pensionamento auto-imposto. Durante i primissimi anni '80, quando Ivano era poco più che 30enne dimostrava, a vederlo, un'età più matura. Oggi, che di anni ne ha ormai 60, sembra più giovane. Questo deve essere l'effetto di chi si eleva ad un punto tanto alto, dal quale osserva e racconta le cose. Lassù il tempo deve passare in modo molto relativo.


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