Un romanzo di viaggi e di amicizia al femminile

di Francesca Amé 

Intervista a Monica Peez sulla complicità al femminile e i significati del Cammino di Santiago de Compostela. E anche perché, per scrivere questo libro, ha scelto un itinerario non canonico che ha ripercorso di persona, in tutte le tappe, ma, precisa, in automobile

Francesca Amé

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Monica Peez, l'autrice di La quinta
costellazione del cuore

Monica Peez, l'autrice di La quinta costellazione del cuore

Cinque amiche di Colonia: Judith, che ha appena perso il marito, Caroline, che fa l'avvocato ed è perfetta in tutto, Kiki, bella e dal batticuore facile, Eva, mamma e casalinga (per nulla disperata), Estelle, snob e raffinata. Si conoscono a un corso di francese, non si mollano più.

Per anni s'incontrano ogni martedì, finché decidono di compiere un pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Si mettono in cammino seguendo il diario del marito di Judith. Ma le sue annotazioni si rivelano imprecise, anzi opposte alla realtà. Il tutto si complica e per trecento pagine seguiamo la storia che Monica Peetz, tedesca di Monaco ma residente ad Amsterdam, ha intessuto ne La quinta costellazione del cuore (Garzanti, pag. 301, 640 euro), un romanzo che parla di viaggi e di amicizia al femminile.

Style.it ha intervistato l'autrice.

Il Cammino delle sue protagoniste parte dalla Linguadoca, a sud della Francia: non compiono l'itinerario tradizionale. «È vero: ho scelto per loro un percorso diverso dalla classica via francese che passa da nord. Volevo veder muovere loro, donne di città, in mezzo alla sperduta campagna francese, con i contadini che le guardano stralunati perché non seguono il percorso di tutti gli altri pellegrini e non sanno dove alloggiare.»

La vacanza-pellegrinaggio è diventata molto trendy, specie tra donne. «In Olanda ci sono gruppi di persone che si ritrovano insieme per camminare anche 50 chilometri al giorno! Io non potrei mai farlo: confesso di aver visitato tutti i luoghi descritti nel romanzo - persino gli orari dei bus citati sono esatti - ma di averlo fatto in macchina. Detto questo, il Cammino è diventato una sorta di rituale fisico. C'è una stretta corrispondenza tra viaggio interiore e percorso a piedi.»

Perché? «Il Cammino mette alla prova non solo la nostra energia fisica ma anche quella mentale, ci porta a capire qual è il nostro limite nel fare la stessa cosa: camminare per chilometri e chilometri, con la testa libera di vagare pensando a ciò che vuole.»

Nel libro non si parla molto di spiritualità, ma dei rapporti, molto terreni, tra le protagoniste. «Volevo analizzare l'amicizia femminile lontano dalla quotidianità e dalla presenza degli uomini. Non a caso, la rottura all'interno del gruppo giunge per mezzo di figure maschili.»

Non sveliamo troppo della trama, che si risolve solo nell'ultimo capitolo. Ma dobbiamo dire che resta la sensazione, al termine del Cammino e della lettura, che nulla sarà come prima. «E infatti sono al lavoro su un nuovo romanzo con le stesse protagoniste. Questa volta le porto tutte in Baviera, in una clinica dove si pratica il digiuno rigoroso per una settimana. Vedremo che cosa succederà…»

(ps. Per le curiose che conoscono il tedesco, il nuovo libro esce in Germania a maggio).


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