Swine Studio:«E pazienza se non diventiamo ricchi»

di Giulia Lina Callegari  

Disegnano occhiali biodegradabili, progettano una seduta costruita con i rifiuti e vogliono coniugare fast e slow food. Chi sono? Giulia li ha intervistati per noi

Giulia Lina Callegari

Giulia Lina Callegari

ContributorScopri di piùLeggi tutti

Azusa Murakami e Alexander Groves sono i due giovani che si nascondono dietro Swine Studio, e si capisce con un'occhiata al loro ritratto che sono giovanissimi e hanno l'aria da sognatori.

Si sono incontrati al Royal College or Art e hanno deciso di fondare insieme uno studio multidisciplinare, per dedicarsi a progetti che siano ecologici e a sfondo sociale, ma anche scherzosi e ammiccanti - in bilico tra arte, architettura e design industriale. Li incontro dopo aver scoperto che disegnano occhiali fatti di capelli, progettano una seduta costruita con i rifiuti e vogliono coniugare fast e slow food.

Intanto mi chiedo come gli sia venuto in mente di usare capelli per fabbricare occhiali, e Alexander scherzando mi dice che l'idea gli è venuta: «Giocando con i capelli di Azusa. Ho pensato di cercare un uso per una risorsa mondiale cosi abbondante. L'industria cosmetica inglese importa una quantità di capelli umani pari al valore di quindici milioni di sterline all'anno!». Dunque quale modo migliore per diversificare l'uso di queste montagne di capelli che creare una collezione di occhiali da vista e da sole completamente biodegradabili?

Oltre alla collezione normale (se così si può chiamare), in occasione del recente London's Fashion week Azusa e Alexander hanno collaborato con la stilista Jane Bowler, divertendosi a immaginare una serie di esilaranti varianti di occhiali da aviatore, colorati e mobili.

Un altro progetto al quale stanno lavorando si chiama Sea Chair, mi raccontano che: «E' una specie di zuppa di plastica quella che naviga nell'Oceano Pacifico. Occupa un'area pari al doppio degli Stati Uniti e cresce a un ritmo allarmante. Allora noi proponiamo di trasformare un vecchio deposito da pesca in una fabbrica di sedie di plastica».

Si tratterebbe di pescare rifiuti e detriti plastici dal mare del sud dell'Inghilterra con l'intento di trasformarli in un oggetto di design, prodotto all'interno di uno spazio abbandonato, che verrebbe a sua volta riqualificato in laboratorio. Il progetto non è ancora concluso ma mi assicurano che la produzione di queste sedie del mare dovrebbe cominciare presto.

Sembra d'altri tempi anche il progetto scaturito dalla riflessione di Azusa e Alexander su una frase di Milan Kundera: Il grado di lentezza è direttamente proporzionale all'intensità della memoria. Il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità della dimenticanza. Si chiama Slow Fast Food, e prevede che nel percorso dall'ingresso al tavolo si raccolgano le verdure e si cuocia il pane per fabbricare il proprio panino - e dopo questo percorso anche il morso ad un hamburger si trasforma in cerimonia.

Alla fine mi permetto di domandare se questi progetti da sognatori sono economicamente vantaggiosi per il loro piccolo studio, e mi rispondono: «E' facile trovare opportunità che siano gratificanti dal punto di vista creativo e quasi 'punitive' dal punto di vista finanziario, ma non ci viene in mente niente altro al mondo per cui varrebbe la pena essere puniti!»


Inserisci il tuo indirizzo email per iscriverti alla newsletter di Style.it
 

DA STYLE.IT

  • Cucina

    Aperitivo con i bambini

    Cibo semplice nel gusto e colorato nella veste. Per un happy hour versione junior!

  • Casa

    A tavola tutti composti: almeno a Natale!

    Accademia Italiana del Galateo ha stilato 9 regole d’oro da seguire durante i pranzi e le cene di ...

  • Casa

    Dove comprare bellissime fodere per cuscini senza muoversi dal proprio letto!

    L'autunno è arrivato e lo passerete attaccate alla vostra coperta di Linus? È tempo allora di ...

  • Viaggi

    Fabriano, la città della carta

    Una mostra suggestiva e altri cinque luoghi da visitare nella bellissima città marchigiana