Volet végétal
l'ortofinestra

di Simone Cosimi 

Coltivare erbe aromatiche, pomodori e insalata in città e senza terrazzo non è più un problema: una coppia di designer francesi inventa il giardino pensile 2.0. Per chi ha poco spazio, ma tanta voglia di pollice verde

Simone Cosimi

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Che si potesse coltivare qualcosa - erbe aromatiche, zucchine, peperoncini, pomodori, insalata - sul terrazzo, anche in un'affollata metropoli, non è certo una novità. Chi vuole davvero, ce la fa a tirare su qualcosa spesso anche in condizioni pietose. Che fare, però, se gli spazi esterni a disposizione sono davvero insignificanti o se, addirittura, non ce ne sono? Facile: basta spalancare la finestra. Non prima di aver installato un geniale attrezzo, battezzato Volet végétal. Di cosa si tratta? Ancora più facile: della finestra-orto che avete sempre sognato. Per spalancare sulle grigie strade cittadine un pezzo di verde.

L'idea è venuta a due designer francesi, Nicolas Barreau e Jules Charbonnet. L'obiettivo era quello di "trovare una connessione tra le piante e le persone all'interno di un contesto urbano densamente edificato". Insomma, la "persiana vegetale" ("volet" significa appunto persiana, guarda il video) pensata come protesi e sbocco sospeso per non rinunciare a un minimo rapporto con la natura, anche al decimo piano di un palazzone di periferia. Una sorta di microhabitat estensibile, per recuperare e confezionare in salsa 2.0 l'antichissimo concetto di giardino pensile, al quale i popoli di ogni epoca hanno fatto ricorso quando lo spazio per la coltivazione era poco. Perché non dovrebbe sfruttarne le potenzialità l'uomo metropolitano?

L'orto levatoio, come l'ha battezzato qualcuno, misura 110x150x120 cm ed è realizzato con materiali elementari ed economici: legno, tasselli, tre vasi fissati al telaio tramite dei perni che consentono loro di rimanere sempre dritti, terriccio, corde e barre estensibili per aprire e chiudere la green window. Volet végétal non è ancora in commercio: sta però per arrivarci, grazie anche al successo ottenuto al design contest Jardins, Jardin aux Tuileries di Parigi e al successivo can can mediatico in mezzo mondo.

Molto più di un semplice modo per coltivare basilico e maggiorana, spiega la coppia di creativi, ma un diaframma che "comunica tra esterno e interno, collegando la dimensione pubblica con quella privata. Quest'oggetto d'arredamento parla d'attrazione e d'allontanamento. Sembra che la natura invada l'ambiente e che l'ambiente fuoriesca da questo giardino: in questo modo s'instaura un doppio flusso". E ci si salva, almeno un po', dall'esaurimento metropolitano.

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