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Robert Lobetta negli uffici Sebastian a Milano

Robert Lobetta negli uffici Sebastian a Milano.


06.04.2006

R. Lobetta: «L'hair stylist? Un chirugo estetico»

Un buon taglio di capelli quanto serve a correggere i difetti e quanto a esprimerci? Risponde Robert Lobetta, direttore creativo Sebastian

di Valentina Caiani

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Dal parrucchiere per un nuovo taglio di capelli. Qual è la situazione ideale per uscirne soddisfatte?
«Che si lavori su due livelli. Innanzitutto, i difetti del volto. Parallelamente: la psiche».

In che senso?
«Secondo me, la prima cosa che deve fare un parrucchiere è tirare indietro i capelli, per liberare il viso, e a quel punto vedere quali punti vanno corretti: guardare il taglio degli occhi, quello del naso e della bocca...
Bisogna fare un lavoro simile a quello di un chirurgo plastico: dividere il viso in tre sezioni e scegliere dove intervenire e in che modo per dare armonia ed equilibrio.
Ad esempio, zigomi e mascelle pronunciate condizionano la lunghezza del taglio o dei ciuffi laterali. Oppure, se la fronte è molto alta, sarà il caso di aggiungere una frangia piuttosto lunga e asimmetrica.

Poi c'è un altro aspetto: riuscire a capire la personalità di chi ci sta di fronte: è inutile fare una pettinatura 'correttiva' molto ordinata se poi a 'indossarla' è una persona dinamica, che gesticola parecchio e ha il corpo perennemente in movimento oppure una persona nervosa che tocca di continuo i capelli!».

Quindi, ci vuole psicologia...
«Non ci si può affidare troppo al cliente nel farsi spiegare la sua personalità. Basta pensare alle nostre reazioni davanti a una fotografia: se è bella ci riconosciamo, se è brutta, diciamo ''ma questa non sono io!''.
La verità è che bisogna imparare a osservarsi: che la foto sia bella o brutta il soggetto non cambia, siamo sempre noi».

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