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21.03.2006

«Mi piace leggere pagine sottolineate da altri»

Niccolò Fabi ha un approccio romantico all'oggetto libro. Sarà perché nasce filologo? Un pochino sì

di Valentina Caiani

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Come è il lettore Fabi?
«Non voglio passare per un gran lettore. Ho amici che mantengono la voracità per i libri in qualsiasi momento della loro vita. Io, invece, passo per grandi fasi: ci sono momenti in cui leggo molto e altri in cui sono disinteressato alla lettura dei libri e preferisco i quotidiani perché ho la sensazione che mi aiutino di più a capire cosa sta succedendo».

E con l'oggetto libro che rapporto hai?
«Particolare. Ho passato lungo tempo a studiare libri manoscritti non a stampa e nemmeno industriali, un qualcosa su cui non si appuntano frasi e non si fanno le classiche 'orecchiette'... 
Comunque, in generale, il mio è un rapporto duplice.
Da un lato il timore reverenziale per qualcosa che è unico, il libro manoscritto, che ti senti quasi impossibilitato a maneggiare perché oggetto storico e artistico.
Dall'altra il rapporto con il libro di tipo scolastico, pieno di sottolineature magari con più evidenziatori... 
E' bello anche quello perché, nel flusso dei libri tra le persone, leggere pagine sottolineate da altri è anche un modo per capirli.
Così come nel guardare un libro che si è letto anni e anni addietro vedere le sue sottolineature ti fa capire quali erano le cose che a quel tempo ti toccavano di più».

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