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Paul Klee

Paul Klee a Weimar nel 1925

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12.02.2007

Il fantastico di Paul Klee

Non solo poeta dell'astratto. Un inedito percorso attraverso oltre cento opere poste a raffronto con l'arte di altri grandi visionari come Goya o Piranesi. Alla Fondazione Mazzotta di Milano fino al 29 aprile

di Ilaria Danieli

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Credevamo che Paul Klee fosse un artista dell'astratto, un teorico e un interprete della realtà destrutturata e sfigurata che usciva dalla prima guerra mondiale oltre che dalle avanguardie del  Cavaliere Azzurro e del Bauhaus. Un visionario della razionalità estrema insomma, un poeta della sfiducia nella realtà. Invece no, con la mostra Teatro Magico allestita alla Fondazione Mazzotta di Milano fino al 29 aprile si scopre un Paul Klee totalmente diverso, un mago del fantastico, uno spirito satirico, un eterno fanciullo, un esploratore delle tenebre, un regista di immagini e suggestioni riferite al nascosto e al non terreno: il suo problema era "il mondo, se pure non questo mondo visibile".

In verità Paul Klee coltivava una curiosità e un ingegno poliedrico, essendosi misurato con la musica e con la letteratura prima di approdare alla sua pittorica forma di espressione; non fu avaro nemmeno di spiegazioni e teorizzazioni sulla sua visione poetica, infatti lasciò diversi scritti critici e saggistici sui fondamenti dell'arte sua e del suo tempo, ma il percorso per immagini suggerito dalla mostra chiarisce l'assunto di partenza meglio di ogni testo. Se il titolo Teatro magico è un manifesto, lo svolgimento soddisfa le attese: per meglio chiarire, infatti, la posizione di Klee rispetto alle figurazioni del fantastico più classiche, sono esposte più di cento opere di Klee (provenienti da prestatori pubblici e privati) accompagnate da 50 lavori di Francisco Goya, Giambattista Piranesi, Honoré Daumier, James Ensor, Alfred Kubon, Max Klinger, in gran parte provenienti dalla collezione della Fondazione Antonio Mazzotta che possiede una forte vocazione per l'arte fantastica.

Attraverso questi accostamenti si ripercorre l'evoluzione dell'artista dagli inizi sotto il segno della grafica, come nelle Inventionen, alle opere satiriche, come le illustrazioni per il Candide di Voltaire. Poi si definisce l'asse che collega Klee a musicisti come Mozart e Offenbach, oltre che a scrittori come E.T.A. Hoffmann, e il nodo teatro-letteratura-musica-fantastico viene sottolineato dall'accostamento ai diorami settecentesci, sorta di teatrini nei quali si specchia il linguaggio pitturale ironico-ludico di Klee. Nell'ultimo periodo indagato dalla mostra, quello del soggiorno bernese segnato dalla malattia e dallo scoppio della guerra, sono invece le immagini dell'oscurità ad impadronirsi della fantasia dell'artista, prendendo corpo nelle scene notturne nel ciclo di disegni Inferner Park, una Divina Commedia kleiana in cui non viene rappresentato l'inferno ma "il processo del morire".

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