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Foto di Paolo Gioli

Paolo Gioli. Figure Luminescenti

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03.05.2007

Roma fotografa il tempo fuori luogo

Il festival che si conclude il 3 giugno apre una finestra sulla "questione italiana" con centinaia di esposizioni, belle foto e autori da scoprire. Di Fabiano Avancini
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Iniziata il 6 aprile per chiudersi il 3 giugno, la sesta edizione del festival di FotoGrafia di Roma, organizzato da Zoneattive con la direzione artistica di Marco Delogu, quest'anno si è aperto come una finestra sulla "questione Italiana", una indagine sulla fotografia contemporanea nel cortile Italia. Manifestazione numericamente impressionante, con centinaia di esposizioni, fotografi, location, curatori e decine di progetti speciali, la rassegna presenta belle mostre, belle foto e belle cornici. Spesso anzi le cornici assumono più valore ed importanza di alcuni lavori che contengono.
Molto il "dejà-vu" tra i nuovi fotografi, ma ci sono anche interessanti autori che chiedono di essere liberati dalle cornici. "Libera Me", di Alex Maioli, è appunto questo: teatrali ritratti su sfondo nero, in cornici nere, su muri neri, leggono le storie nei segni registrati sulle facce e alcune istallazioni ripropongono la verticalità cristiana tra inferno e paradiso, buio e luce. Dove risulta sorprendente non sentire l'odore dell'inferno.
Paolo Gioli permette una visione oltre il visivo, cercando tracce di nuova luce e illuminando, in "Figure luminescenti", ciò che noi non possiamo vedere.
La collettiva "Non tutte le strade portano a Roma" propone attimi sospesi in luoghi rarefatti, natura antropizzata o selvaggia, notturne visioni o statici paesaggi che si muovono secondo un tempo "altro". Il tempo sedimentato dei luoghi, che non è fatto solo di istanti.
Altre mostre propongono densità malate di luoghi inesistenti, memorie d'altri, ricordi viventi d'istanti vissuti, persone invisibili a noi.
La collettiva "Altri mondi" ci spiega come possono essere visti gli altri, al di fuori della nostra società, con una sensibilità tutta italiana. Una ricerca nel visivo fotografico e nel significante architettonico, fisico e metafisico dei luoghi e degli oggetti, possiamo incontrarla nell'enorme collettiva "Ereditare il paesaggio". Il confronto tra due generazioni di fotografi: quelli che hanno contribuito a creare e definire la fotografia di paesaggio italiana e quelli che la stanno ereditando ridefinendo il paesaggio, o ciò che ne rimane.
Graciela Inturbide ci mostra una Roma improbabile quanto reale. Nella mostra "Mutations 1" viviamo un immaginario mutante e attraverso le reinterpretazioni del reale siamo consegnati ad un visivo continuo, senza interruzione. Possiamo lasciarci scivolare in questa marea visiva, consci ormai di dover andare oltre la superficie del visibile a cercare un intervallo. Per recuperare il tempo bastante a capire: luoghi, persone e cose.

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