05.06.2007
Il festival dello scandalo
Voyerismo, feticismo, pruderie: sono tutti bene accolti al Festival coreografico di Ismael Ivo, che non teme la mercificazione del corpo e mette all'asta danzatori e danze.
Di Valentina Bonelli
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Anche i giapponesi, cui la Biennale Danza dedica questa stagione la sezione più audace e raffinata, promettono di far parlare di sé: dalle conturbanti lolite dell'ensemble Batik (14-17/6) in baby-doll svolazzanti e mutandine di pizzo, all'efebo platinato di inquietante bellezza Kaiji Moriyama (15-16/6), da Fuyuki Yamakawa (14-15/6), capo carismatico di quella che lui definisce un'"hardcore punk band del XXIII secolo", alla streap-teaser Mash (14-15/6), reginetta di spettacoli techno pop nei club di Tokyo e musa del maestro del nudo Akira.
«In realtà - chiarisce Ivo - ho voluto tanti orientali a Venezia perché questa città, per tradizione secolare e per posizione geografica, è da sempre un crocevia di pensiero e cultura tra Oriente e Occidente. Tra i giovani di talento italiani vorrei invece segnalare un lavoro sensibile e affascinante su disabilità ed eros, Il mare in catene (22-23/6) creato da Francesco Ventriglia, ballerino della Scala.» Ivo non si scompone neppure nel nominare il coreografo tedesco Felix Ruckert, direttore a Berlino di un festival sulla sessualità creativa. Il suo Messiah Game (27-28/6) - una pièce in cinque stazioni ispirata alla figura del Cristo sul rapporto tra dominio e sottomissione, devozione e possesso - più che scandali promette scomuniche pontificie.




















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