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Phil LaMarche

L'autore e la copertina del libro


25.06.2007

Libri / Per crescere
Phil LaMarche: American Youth

Armi da fuoco in casa: per gli americani non è solo una questione di sicurezza, anche di tradizione e sentimenti. Ce lo spiega l'autore di un romanzo che comincia con uno sparo partito per sbaglio

di Alberto Grandi

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Un grilletto premuto per gioco. Un proiettile partito per sbaglio. Poi la tragedia: una vita che si interrompe per sempre. American Youth. Un omicidio involontario (Bompiani, euro 16,00), il romanzo d'esordio di Phil LaMarche, è la storia di una morte accidentale per via di un fucile maneggiato da un gruppo di adolescenti. Una tragedia che cambierà per sempre la vita del protagonista, Teddy, costringendolo a diventare adulto. Un po' thriller, un po' romanzo di formazione, il libro tocca una questione da sempre materia di dibattito negli Usa: la libertà di tenere in casa armi da fuoco, sancita dal secondo emendamento. Ne abbiamo parlato con l'autore che, dopo il successo ottenuto in patria, si trova in Italia per promuovere il suo libro.

Tu possiedi armi da fuoco?
«Sì, fucili e pistole da caccia ereditate dalla mia famiglia. Sono ricordi, non solo oggetti. Se ci fosse una legge che ne vieta il possesso, per me sarebbe doloroso privarmene».

Il protagonista, Teddy, si unisce a un gruppo di giovani nazionalisti. Che differenza c'è tra patriottismo e nazionalismo?
«Il patriottismo consiste in quell'insieme di ideali con cui ogni americano dovrebbe crescere: la libertà di parola, il rispetto delle religioni e delle etnie diverse dalla tua. Il nazionalismo ha a che fare con la xenofobia. Purtroppo le due cose oggi, negli Usa, si confondono spesso».

Armi da fuoco, nazionalismo, questi temi ti sono stati ispirati dall'amministrazione Bush e dalla guerra in Iraq?
«Ho cominciato a scrivere il libro prima dell'amministrazione Bush. Però non posso fare a meno di collegare il tema del nazionalismo, soprattutto nelle frange giovanili, con l'attuale governo repubblicano che ha reso il loro ruolo più rilevante».

Che ne pensi della libertà concessa dal secondo emendamento?
«Originariamente era concepita come una libertà difensiva: nel caso il governo fosse degenerato in tirannia, i cittadini avrebbero avuto modo di fronteggiarlo armati. Oggi è ridicolo questo punto di vista. Per rovesciare un governo ci vorrebbero F16, cacciabombardieri eccetera».

E allora cosa suggerisci per regolamentare l'uso delle armi da fuoco, una licenza?
«Sì, non avrei nulla in contrario se per possedere una pistola bisognasse avere una licenza, come succede per le auto. Del resto è già così in diversi stati, come quello in cui vivo [lo stato di New York, ndr]».

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