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Maurizio Cattelan visto da Gérard Rancinan, il fotografo cui è dedicata una mostra in programma a Milano fino al 2 settembre. Guarda la scheda!


25.06.2007

Alterità e bellezza

I fotografi Jean-Paul Goude e Gérald Rancinan si confrontano con il "diverso" e ne cercano il senso in due volumi di Motta Editore

di Benedetta Rossi

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Tema ricorrente nell'epos dell'umanità, l'alterità, la diversità (de-verto, quindi assumo un percorso diverso  da quello "normale") e l'anomalia, mito sinistro con cui molti artisti si confrontano da sempre, ha un innegabile potere seduttivo e affabulatorio. Due libri licenziati dall'editore Federico Motta esplorano da prospettive complementari la forza iconografica dell'alterità. Il primo, Tutto Goude, ripercorre la carriera di Jean-Paul Goude, fotografo, illustratore, art director e creativo tout court, ricevuto con onore alla corte di Azzedine Alaïa, stimato da Chanel, pigmalione istrionico della statuaria Grace Jones, inventore originale e scandaloso di campagne pubblicitarie per Lee Cooper e Cacharel. A Goude non è mai interessata la "ragazza della porta accanto", ovvero lo stilema rassicurante dell'assimilabile, del facile, del bianco, forse. La sua è una passione irrefrenabile verso la sessualità e la sua potenzialità inesplorata, verso la razza come marca sociale, visiva, di senso. L'orientamento di Goude è tutto raccolto nell'eloquenza dei suo art work, nei suoi collage che destrutturano, modificano, estraniano il corpo e lo rendono "altro", immaginario e magico. Etnico ai tempi in cui l'etnico non entrava nei salotti buoni, dissacrante ma divertente, sexy ma discreto, l'occhio di Goude e i suoi tableaux vivants hanno segnato lo sviluppo dell'arte visiva e della moda.
L'altro libro, La trilogia del sacro selvaggio, raccoglie il lavoro del fotografo francese Gérard Rancinan, scatti dal forte peso "iconografico" provenienti da tre ambienti completamente differenti: quello dell'arte contemporanea (con la scelta di nomi "istituzionalizzati"), quella dei "diversi" socialmente, dei "freaks" (così come ebbe il coraggio di chiamarli il regista Tod Browning nel suo capolavoro del '32) e quella degli alti prelati della chiesa cristiana cattolica. Tre universi alieni, per il comune lettore, presentati da un testo di Virginie Luc, giornalista e reporter, che cercano di far esplodere nella sua potenza il "sacro selvaggio", ovvero una pulsione dionisiaca alla vita, violenta e primitiva, uno status mentale anarchico che ha portato ugualmente l'artista Jan Fabre, un torero lillipuziano e l'arcivescovo di Lione ad affermare la loro esistenza, ad amarla perchè essa ha un senso, per il suo spirito, o meglio per la sua spiritualità. L'alterità dello straniamento artistico, quella della malformazione fisica, e quella della fede col suo misticismo, la rinuncia al sesso e la trascendenza, riconducono l'attenzione verso una molteplicità di bellezze, e di verità, che il fotografo Rancinan illustra con magnifica eloquenza.

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