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<I>Scritto nelle ossa</I>

Scritto nelle ossa (Bompiani, 18 euro)


03.08.2007

Libri per / Indagare
Simon Beckett: Scritto nelle ossa

Un copro bruciato senza apparente motivo, un'isola  lontana dalla civiltà. David Hunter, antropologo forense, indaga. E l'autore, Simon Beckett, allieta la nostra estate con un nuovo caso da risolvere

di Alberto Grandi

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David Hunter, antropologo forense, già incrociato dal lettore in La chimica della morte, sbarca a Runa, minuscola isola del Mare del Nord dal clima tanto inospitale quanto i suoi abitanti. I resti inceneriti di un cadavere sono stati trovati in un'abitazione. Hunter indaga e scopre che si tratta di omicidio. Lui è maestro nel fare «parlare i cadaveri» in laboratorio e capisce che in quell'isola apparentemente lontana da ogni passione umana - odio compreso - si nasconde qualcosa di oscuro e misterioso.
L'autore Simon Beckett con Scritto nelle ossa (Bompiani, 18 euro) ci regala un altro bel romanzo: il suo secondo. Una crime story sul genere CSI, da divorare in vacanza, magari in spiaggia, davanti a un mare meno arrabbiato di quello che si abbatte contro gli scogli di Runa. E provando qualche brivido, non di freddo, ma di paura. Lo abbiamo intervistato cercando di rubare i segreti del suo mestiere.

Quali sono gli ingredienti irrinunciabili per una buona crime story?
«Dei buoni personaggi e un plot che tenga. A parte questi, che sono ingredienti indispensabili per ogni romanzo, la crime story richiede un senso del mistero e dell'improvvisazione capace di tenere avvinto il lettore».

Ma quando devi scrivere, come cominci?
«Con una buona idea in testa. Ho iniziato Scritto nelle ossa ispirato da una lettura sul fenomeno dell'autocombustione umana (ovvero quando un corpo prende fuoco da solo, senza una causa esterna ndr). Da lì ho immaginato David Hunter davanti alle ceneri di un corpo bruciato senza un'apparente spiegazione».

Nei tuoi libri sfoggi competenze medico-forensi degne di un addetto ai lavori. Come ottieni queste informazioni?
«Tempo fa visitai un posto chiamato The Body Farm, nel Tennesee, l'unico centro al mondo che usa cadaveri umani per le sue ricerche e lì ottenni nozioni che mi sono tornate utili. Ma devo assolutamente essere sicuro di quello che dico, quindi faccio un secondo controllo confrontandomi con veri antropologi forensi».

Credi nel delitto perfetto, casi di omicidio che nemmeno David Hunter riuscirebbe a smascherare?
«Una volta, un ufficiale di polizia mi disse che i criminali si stanno affinando, stanno diventando tanto bravi nel commettere i loro delitti, quanto gli antropologi forensi nell'indagare. Io voglio credere che la giustizia sarà sempre un passo davanti a loro».

Se vuoi saperne di più di antropologia forense e crimini da risolvere, leggi l'intervista a Cristina Cattaneo, antropologo forense a Milano.

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