
25.09.2007
Romanzi / di formazione
Peter Cameron: Un giorno questo dolore ti sarà utile
L'autore di Quella sera dorata, torna in libreria con un nuovo romanzo. Questa volta il protagonista è un ragazzo che si trova a combattere per la propria unicità in una società che vuole omologare tutto e tutti
di Alberto Grandi
Peter Cameron, autore americano molto amato in Italia per il romanzo Quella sera dorata, torna nelle librerie con una storia che non deluderà i suoi lettori. In Un giorno questo dolore ti sarà utile (edizioni Adelphi, 16,50 euro), ritroviamo gli stessi ingredienti del romanzo precedente (ad esempio un senso della misura, specialmente nei dialoghi, che ha valso all'autore il paragone con Henry James), ma meglio condensati. C'è una maggiore intimità con la materia trattata e non è un caso: Cameron ha ammesso che la storia contiene spunti autobiografici.
James, il protagonista, figlio della high society newyorchese, è un ragazzo sensibile che dovrebbe andare all'università (la scelta più logica secondo la società in cui vive) e invece vuole comprarsi una casa nell'Indiana dove dedicarsi alla sua passione, la lettura. Dovrebbe socializzare con i suoi coetanei (così i suoi genitori mitizzano la giovinezza, un'orgia di conoscenze, una sfinente carrellata di party, dimenticando di essere stati anche loro giovani) e invece ama stare con sua nonna. Dovrebbe avere una ragazza e invece entra in una chat di single e, sotto mentite spoglie interagisce con il suo collega di lavoro, un gay afroamericano in cerca di partner. James sperimenta ciò che sperimentiamo tutti a diciott'anni: la dolorosa discrepanza tra il mondo ideale e quello reale.
Siamo, quindi, davanti a un eroe disadattato, come ce ne sono tanti in letteratura. Questa volta, però, l'autore non sceglie di far compiere al suo personaggio esperienze estreme per evidenziarne il senso di straniamento dalla società. James non sfoga la sua frustrazione nell'alcol o nella droga. Nemmeno la sua latente omosessualità è argomento di ribellione. Più che un rabbioso ribelle, è un solitario disorientato in un mondo dove alla base di tutto ci sono le relazioni sociali. E qui, nel non voler portare agli estremi una condizione umana, ma nell'analizzarla, nel lasciarla in sospeso, a un bivio fino alle ultime pagine, sta la maestria di Peter Cameron. E il suo essere un autore contemporaneo.
James, il protagonista, figlio della high society newyorchese, è un ragazzo sensibile che dovrebbe andare all'università (la scelta più logica secondo la società in cui vive) e invece vuole comprarsi una casa nell'Indiana dove dedicarsi alla sua passione, la lettura. Dovrebbe socializzare con i suoi coetanei (così i suoi genitori mitizzano la giovinezza, un'orgia di conoscenze, una sfinente carrellata di party, dimenticando di essere stati anche loro giovani) e invece ama stare con sua nonna. Dovrebbe avere una ragazza e invece entra in una chat di single e, sotto mentite spoglie interagisce con il suo collega di lavoro, un gay afroamericano in cerca di partner. James sperimenta ciò che sperimentiamo tutti a diciott'anni: la dolorosa discrepanza tra il mondo ideale e quello reale.
Siamo, quindi, davanti a un eroe disadattato, come ce ne sono tanti in letteratura. Questa volta, però, l'autore non sceglie di far compiere al suo personaggio esperienze estreme per evidenziarne il senso di straniamento dalla società. James non sfoga la sua frustrazione nell'alcol o nella droga. Nemmeno la sua latente omosessualità è argomento di ribellione. Più che un rabbioso ribelle, è un solitario disorientato in un mondo dove alla base di tutto ci sono le relazioni sociali. E qui, nel non voler portare agli estremi una condizione umana, ma nell'analizzarla, nel lasciarla in sospeso, a un bivio fino alle ultime pagine, sta la maestria di Peter Cameron. E il suo essere un autore contemporaneo.

















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