Peter Cameron

03.10.2007
Peter Cameron, fare outing (in letteratura) è fuori moda
Tormenti pasoliniani addio: oggi essere gay in letteratura non è necessariamente un dramma. Parola di Peter Cameron, autore di un romanzo su un adolescente omo con problemi etero
di Alberto Grandi
Peter Cameron, 48 anni, americano, è l'autore del momento. Con il suo ultimo romanzo Un giorno questo dolore ti sarà utile, rischia di bissare il successo internazionale ottenuto con il precedente Quella sera dorata (entrambi pubblicati da Adelphi al prezzo rispettivamente di 16,50 e 19,00 euro). La storia, già anticipata in una recensione di qualche giorno fa, è quella di un adolescente che si trova a combattere in un mondo frenetico e superficiale per trovare se stesso. Ad un certo punto del libro il protagonista rivela di essere gay, ma la sua omosessualità non è trattata dall'autore come motivo di contrasto nei confronti della società. E questa è forse una novità nel panorama letterario attuale.
L'omosessualità di James è appena sfiorata nel libro. Lui sembra infelice per altri motivi, tipici dei suoi coetanei. Segno del cambiamento dei tempi?
«Penso di sì. Se avessi scritto questo libro vent'anni fa, l'omosessualità di James sarebbe stata una questione centrale, lo avrebbe consumato. Oggi le cose stanno diversamente».
Newyorchese, giovane, asociale: James ha molte cose in comune un altro teenager inquieto della letteratura americana, il Giovane Holden di Salinger.
«Lo so. Mentre scrivevo il romanzo, mi accorgevo che c'era più di un'analogia con Il giovane Holden a tal punto che mi sono chiesto: "vale la pena terminarlo?". Mi sono risposto di sì. Salinger pubblicò il suo capolavoro più di 50 anni fa. I tempi, come dicevamo prima, sono cambiati. Holden e James sono due personaggi diversi».
James è ricco, vive a New York, ma non vuole fare l'università e pensa di comprarsi una casa nell'Indiana dove stare in pace e solo. Più che un ribelle potrebbe sembrare un viziato.
«E penso che lo sia. Ma la sua voglia di fuga è anche una forma di protesta, di allontanamento da una condizione sociale in cui è cresciuto, ma non si riconosce».
Stanno girando la versione cinematografica di Quella sera dorata...
«Lo so e sono impaziente di vederla al cinema. Il cast è ottimo (tra gli attori, Anthony Hopkins e Charlotte Gainsbourg, ndr) e stimo James Ivory come regista. Sono sicurò che sarà un bel film».
Tra gli autori italiani contemporanei, chi le piace di più?
«Purtroppo non ne conosco molti, anche perché negli Usa traduciamo poco ed è un vero peccato. Mi ha entusiasmato Seminario sulla gioventù di Aldo Busi».
L'omosessualità di James è appena sfiorata nel libro. Lui sembra infelice per altri motivi, tipici dei suoi coetanei. Segno del cambiamento dei tempi?
«Penso di sì. Se avessi scritto questo libro vent'anni fa, l'omosessualità di James sarebbe stata una questione centrale, lo avrebbe consumato. Oggi le cose stanno diversamente».
Newyorchese, giovane, asociale: James ha molte cose in comune un altro teenager inquieto della letteratura americana, il Giovane Holden di Salinger.
«Lo so. Mentre scrivevo il romanzo, mi accorgevo che c'era più di un'analogia con Il giovane Holden a tal punto che mi sono chiesto: "vale la pena terminarlo?". Mi sono risposto di sì. Salinger pubblicò il suo capolavoro più di 50 anni fa. I tempi, come dicevamo prima, sono cambiati. Holden e James sono due personaggi diversi».
James è ricco, vive a New York, ma non vuole fare l'università e pensa di comprarsi una casa nell'Indiana dove stare in pace e solo. Più che un ribelle potrebbe sembrare un viziato.
«E penso che lo sia. Ma la sua voglia di fuga è anche una forma di protesta, di allontanamento da una condizione sociale in cui è cresciuto, ma non si riconosce».
Stanno girando la versione cinematografica di Quella sera dorata...
«Lo so e sono impaziente di vederla al cinema. Il cast è ottimo (tra gli attori, Anthony Hopkins e Charlotte Gainsbourg, ndr) e stimo James Ivory come regista. Sono sicurò che sarà un bel film».
Tra gli autori italiani contemporanei, chi le piace di più?
«Purtroppo non ne conosco molti, anche perché negli Usa traduciamo poco ed è un vero peccato. Mi ha entusiasmato Seminario sulla gioventù di Aldo Busi».

















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