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Più lontana della luna

Più lontana della luna, di Paola Mastrocola, edizioni Guanda


23.10.2007

Paola Mastrocola:
Più lontana della luna

È una delle autrici italiane più lette oggi e insegna Italiano in un liceo scientifico. Dal suo ultimo romanzo agli esami riparatori di settembre, due chiacchiere con (la prof) Paola Mastrocola

di Alberto Grandi

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Il 25 ottobre uscirà in libreria l'ultimo romanzo di Paola Mastrocola, una delle autrici italiane più lette di questi anni, Più lontana della luna (edizioni Guanda, 16 euro). Storia di Lidia, una ragazza che non si lascia condizionare dal sogno politico degli anni Settanta (il romanzo è ambientato anche in quell'epoca), né da quello di un matrimonio conformista e piccolo borghese, ma attraverso la poesia scopre se stessa. Abbiamo parlato con l'autrice - professoressa di Italiano in un liceo scientifico - del suo libro e dei ragazzi di oggi.


Quanto i ragazzi del Duemila possono riconoscersi in un personaggio che cerca se stesso nella poesia come Lidia?
«Poco purtroppo. Se un tempo la cultura era vista come mezzo di affermazione sociale, oltre che di arricchimento personale, oggi per trovare un lavoro e fare carriera sono utili le conoscenze, il denaro, il potere. E questo i ragazzi lo sanno bene».

Lidia, a differenza dei suoi coetanei, non vive il sogno politico degli anni Settanta di un mondo migliore. Perché?
«Perché il suo è un sogno diverso, quello della cultura, più sentimentale e intimistico. Questo punto di vista è mancato nella letteratura su quegli anni. C'erano i giovani che vivevano la politica come la grande sfida contro il potere, ma c'era anche chi amava la poesia e magari veniva emarginato perché quello per la poesia è stato sempre un amore individuale».

Lidia fugge a cavallo per non subire una realtà che le sta troppo stretta. Sembra un'eroina in controtendenza con l'approccio casalingo dei nostri figli.
«Il problema dei ragazzi di oggi è che sono troppo accoccolati nel loro nido. Questi sono tempi di benessere in cui manca una reale motivazione alla fuga».

Forse dovrebbe fornirgliela la scuola con la cultura.
«Per carità! Oggi la scuola cerca di stressare il meno possibile i giovani, di non bocciarli, di non dargli troppi compiti. È ancora più accomodante della famiglia».

Allora sarà contenta della riforma Fioroni che intende reintrodurre gli esami riparatori a settembre.
«Certo. Per la prima volta il governo, partendo da un dato oggettivo, si è comportato in modo adulto e in controtendenza con quest'atteggiamento accomodante delle istituzioni e della famiglia, vuole cambiare le cose. E il dato oggettivo è che il 44% degli studenti esce dalle scuole medie superiori con debiti non colmati».

Scrittura, scuola e famiglia: come fa a tenere in piedi queste tre cose?
«Diciamo che mi concedo qualche distrazione. Certe sere per cena sulla tavola non c'è niente da mangiare. Qualche bolletta scade senza essere pagata. Basta abituare la famiglia. Nessuno muore».

Un consiglio di lettura a un ragazzo per farlo balzare in sella come Lidia?
«Le poesie di Giuseppe Ungaretti riunite in Vita di un uomo e, come romanzo, Guerra e pace di Lev Tolstoj».

Guerra e pace non le sembra troppo impegnativo?
«Allora facciamo Tonio Krüeger di Thomas Mann, più breve e ugualmente bello».

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