VECCHIO UTENTE

Ciao!

Hai visto quante novità su Style.it? Una nuova grafica, una nuova community e moltissime nuove opportunità per diventare protagonisti del sito. Vuoi scoprire il mondo di Style.it? Bastano 2 minuti: controlla la tua posta elettronica e segui le istruzioni contenute nella mail che ti abbiamo appena inviato.
Con un click confermi la tua iscrizione a Style.it e inizi subito a navigare nel nuovo mondo di Style.it da protagonista! Se non hai tempo in questo momento, non c'è problema! Puoi scoprire le novità del sito e navigare fra i nostri servizi, i nuovi canali, la community. Però ricorda che se confermi la tua iscrizione e navighi sempre come utente loggata... c'è più divertimento!

VECCHIO UTENTE

Ciao!

Hai visto quante novità su Style.it? Una nuova grafica, una nuova community e moltissime nuove opportunità per diventare protagonisti del sito. Vuoi scoprire il mondo di Style.it? Contatta la redazione inviando un email a lestylersietevoi@style.it e riceverai le istruzioni per confermare la tua registrazione.
Basteranno pochissimi click! :-)

UTENTE NON RICONOSCIUTO

Utente non riconosciuto!

La password e l'utente/email che hai inserito non sono stati riconosciuti. Se non sei ancora registrato, cosa aspetti? Basteranno pochissimi click! :-)
<BR><I>Londra@Giustino Chemello</I><BR>

Londra@Giustino Chemello

Guarda la gallery

12.02.2008

Le città invisibili
di Giustino Chemello

Le sue fotografie esposte a Palazzo Reale ci pongono di fronte a realtà che non vediamo: città conosciute, paesaggi noti, che però non abbiamo mai visto con occhi interiori. "Voglio fare poesia - dice - perché oggi è proibito". Di Ilaria Danieli

Guarda la photogallery della mostra

VOTA [ 12345 ] (2 voti)
Non è un nome conosciuto, nell'empireo dei fotografi italiani, quello di Giustino Chemello, per lo meno non ancora. Ma se è arrivato ad esporre le sue foto di città (Venezia, Parigi, Londra, Orlando) a Palazzo Reale di Milano, dal 14 febbraio al 30 marzo, il motivo c'è. Lo spiega bene Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura di Milano, che conosce il fotografo da oltre quarant'anni, dai tempi del ginnasio. «Lui doveva essere incuriosito - scrive Sgarbi - e attratto dalle mie letture e sentiva la necessità di esprimersi, spontaneamente e in competizione con me, scrivendo versi leggeri e bellissimi, come haiku giapponesi». Una leggerezza di tratto che è diventata nel tempo un'altra cosa.  «Lo ritrovai - continua Sgarbi - laureato in Farmacia, insoddisfatto e stregato da uno strumento espressivo diverso, la fotografia».

«Continuo ad amare la poesia ¬- dice Giustino Chemello - ma in realtà avrei voluto diventare pittore, anche se con la fotografia non copio la pittura. Cerco di trovare i miei quadri, e di fare poesia, con la macchina fotografica».
Dopo tanti anni, una serie sorprendente di immagini hanno convinto Sgarbi che gli scatti di Chemello meritavano di essere esposti. «Giustino è così lieve - commenta l'assessore - che riesce nel miracolo di immagini pure, senza rapporto con l'occasione che le determina e che pure è necessaria. La realtà di Chemello è sempre una realtà aliena».
«Sembrano così estranee le mie foto - commenta Chemello - perché nell'arte visiva la poesia è stata proibita negli ultimi decenni. Prevale l'attualità, l'indagine, la riflessione intellettuale. Io cerco l'emotività, l'intimità, la contemplazione, un atteggiamento no-global che sembra perduto ».

Paradossalmente Chemello ottiene il suo scopo "inattuale" con la tecnologia più avanzata, cioè la fotografia digitale, che «mi permette - continua - di usare l'immagine come una tela. Per esempio, nelle foto di questa mostra, ho scattato pensando al lavoro che avrei fatto in postproduzione, quando ho cambiato tutti i cieli».
Merita una visita questa realtà aliena, spesso ambiguamente giocata tra verità e artificio tecnico, perché ci restituisce città maestose come Londra e Parigi oppure in villaggi dimessi come Jesolo d'inverno in una chiave spaesante, estranea alle nostre abitudini percettive. Sono paesaggi che rintracciano le rotte figurative ormai sedimentate, anche se non focalizzate, nella nostra cultura dello sguardo, da Chagall a Hopper, fino a Magritte e Fontana.
«Finalmente - scrive il critico Marco Cavalli - possiamo guardare in faccia la nostra stessa facoltà di vedere, e vedere i secoli di cui è fatta. [...] Certe spiagge di Chemello sono luoghi irreali che abbiamo sicuramente visitato in passato ma che altrettanto sicuramente vediamo per la prima volta. Anche se non li avessimo mai visti in precedenza, quei panorami, la battigia, le ringhiere di ferro, ci sono familiari perché contengono i colori con cui abbiamo imparato a vedere». Sarà allora per questo sedimento storico depositato nel suo obiettivo che Chemello si definisce "contemporaneo a una pietra".

articoli precedenti

aggiungi un commento