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18.01.2008

A Bahia, tra sacro e profano

Scopri perché visitare l'anima "nera" del Brasile. Quella raccontata dai libri di Jorge Amado. Quella dove storia, religione, danza e soprannaturale si fondono nelle strade, come nelle chiese

di Angelica Tragni

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Salvador da Bahia, o anche solo Salvador, come la chiamano i brasiliani, è un pezzetto di Africa al di là dell'Atlantico, il cuore "nero" del Brasile, come nero è il colore della pelle della maggioranza dei suoi abitanti, che si stempera nelle mille sfumature degli incroci con europei e indios.
E afro sono in buona parte anche le radici culturali che rendono tanto speciale questo luogo, di cui nessuno, meglio di Jorge Amado, ha saputo descrivere e celebrare sensualità e vitalità. Qui tragico e comico si mescolano indissolubilmente. E il soprannaturale fa parte della vita quotidiana...

Certo, l'atmosfera popolare che tanto affascinava lo scrittore brasiliano è diventata meno palpabile in questa città che oggi punta gran parte del proprio sviluppo sul turismo: le misere casette che affollavano la spiaggia della Barra sono state sostituite dai moderni grattacieli degli alberghi, il Pelourinho, l'antico quartiere simbolo di Bahia, è stato ridipinto a colori forti e ora è protetto dall'Unesco, le favelas, che si aggrappano appena sotto, sono state ribattezzate invasões per renderle meno imbarazzanti.

Ma la vernice di modernità non ha cancellato i colori, i suoni, gli aromi, le danze tradizionali, i riti e le superstizioni che creano la magia di Bahia. Capirli richiede tempo ma per coglierne le sfumature può bastare qualche giorno, con i sensi all'erta e la voglia di lasciarsi andare.

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