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Fes marocco

Foto Elisa della Barba

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21.07.2008

Fes, nel cuore della Medina

Gli edifici sono stretti stretti fra loro, e le grate - che li uniscono per proteggere dal sole, disegnano sul terreno sconnesso dei motivi bellissimi, che confondono ancora di più il percorso...


Testo e foto di Elisa della Barba

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Il vero impatto con la Medina avviene il giorno dopo, quando varco la soglia per andare in esplorazione. Apro la porta, e mi sembra di aver viaggiato nel tempo. Mi ritrovo davanti una bambina minuscola, i vestiti sporchi, gli occhi neri neri. Mi dice qualcosa in arabo, ma non capisco... Quello che sembra il suo fratellino maggiore arriva poco dopo, la zittisce teneramente, mi guarda: «Medersa Seffarine?» Mi vuole indicare la strada che porta alla Piazza qui vicino. Lui sa benissimo che la Medina non perdona: o sei nato qui o ti perderai sicuramente, sembra dirmi coi gesti, sperando in un compenso. 

Ma io almeno questo piccolo pezzo di strada me lo ricordo, «No, shokran», gli dico. Lui ha capito, ma mi segue lo stesso, e mi abbandonerà pochi passi avanti, sconsolato. Lo rivedrò molte altre volte: ha solo sei anni e questo è il suo lavoro. Cammino in penombra: gli edifici della Medina sono stretti stretti fra loro, e le grate - di paglia o vetro colorato - che li uniscono per proteggere dal sole disegnano sul terreno sconnesso dei motivi bellissimi, che confondono ancora di più il percorso. Vengo investita da un turbinìo di suoni,in piazza gli artigiani lavorano le pelli,  il rame, l'argento, il ferro, la ceramica. Il tutto in condizioni pessime, spesso seduti sul pavimento, fra gli scarti da buttare.

La Medina è divisa in aree specializzate: le stoffe, gli alimentari, le pelli, gli oggetti per la casa...chi è di qui sa bene cosa vuole e dove andare, mentre io vago, ho già perso le speranze di orientarmi. E' come se i miei sensi si risvegliassero da un lungo sonno, tutto è intenso e nuovo. C'è odore di caldo, di polvere, mentre mi faccio strada a fatica in queste viuzze. Una voce chiama «andek andek». Io, istintivamente, mi sposto da un lato e vengo sorpassata da un asino carico di merci e dal suo proprietario, che va di fretta.

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