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Paco Rabanne


Rivoluzionario Rabanne!

Quarant'anni di abiti e di fotografie del famoso designer in una mostra alla Galleria Carla Sozzani di Milano. Che ci racconta la sua visione della moda

di Luca Lanzoni

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Plastica, piume, metallo, pelle... Per costruire i suoi abiti lei ha usato tantissimi materiali. Ce n'è uno che non ha mai utilizzato?
Direi di no. Anzi, forse sì: il gas ionizzante, che giri tutto intorno a una donna. Non sarebbe male...

Si considera un "futurista"?
No, ho cercato solo di essere un contemporaneo. Io parlavo a un pubblico che era sessant'anni indietro, amavano Dior, Saint Laurent, Givenchy... l'arcaismo. Io però non volevo fare "l'archeologo", ma il couturier. Con i miei abiti ho voluto solo rendere lo spirito del mio tempo. Chiunque deve avere un'ossessione, la mia è stata quella di essere rappresentativo dell'epoca. Usando i materiali e le tecniche più attuali.

Come immagina la moda del futuro?
Finché ci sarà una donna, ci sarà la moda. Speriamo che nel futuro ci siano ancora dei creatori capaci, che sappiano renderle onore. Quello che detesto della moda di oggi sono tutti questi "stilisti" che imbruttiscono le donne, le fanno sfilare con abiti distrutti, il trucco colato. La cosa più importante per me è quella di rendere una donna sempre più bella, grazie a un vestito.
Per quanto riguarda il futuro, adesso usciamo da un'epoca barocca, e stiamo entrando in un periodo più avanguardista, che poi si trasformerà in classico, che verrà nuovamente spiazzato dal barocco. È un ciclo continuo, come nell'arte.

Ma la moda è una forma d'arte?
Sì, la moda è un'arte. Ma un'arte minore. Ci sono la pittura, la scultura, l'architettura (io sono architetto) come arti maggiori, la moda non è fra queste. Sottolinea qualche cosa, fa da contrappunto a quello che succede, ma è la moda che è influenzata da queste e non viceversa.

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