VECCHIO UTENTE

Ciao!

Hai visto quante novità su Style.it? Una nuova grafica, una nuova community e moltissime nuove opportunità per diventare protagonisti del sito. Vuoi scoprire il mondo di Style.it? Bastano 2 minuti: controlla la tua posta elettronica e segui le istruzioni contenute nella mail che ti abbiamo appena inviato.
Con un click confermi la tua iscrizione a Style.it e inizi subito a navigare nel nuovo mondo di Style.it da protagonista! Se non hai tempo in questo momento, non c'è problema! Puoi scoprire le novità del sito e navigare fra i nostri servizi, i nuovi canali, la community. Però ricorda che se confermi la tua iscrizione e navighi sempre come utente loggata... c'è più divertimento!

VECCHIO UTENTE

Ciao!

Hai visto quante novità su Style.it? Una nuova grafica, una nuova community e moltissime nuove opportunità per diventare protagonisti del sito. Vuoi scoprire il mondo di Style.it? Contatta la redazione inviando un email a lestylersietevoi@style.it e riceverai le istruzioni per confermare la tua registrazione.
Basteranno pochissimi click! :-)

UTENTE NON RICONOSCIUTO

Utente non riconosciuto!

La password e l'utente/email che hai inserito non sono stati riconosciuti. Se non sei ancora registrato, cosa aspetti? Basteranno pochissimi click! :-)
Ted Polhemus

Un giovane Ted Polhemus.


01.09.2003

Ted Polhemus: «Così nasce uno stile libero e personale»

Individuo. Fashion System. Nuovi talenti. Intervista a tutto tondo a un guru della moda: Ted Polhemus

di Luca Lanzoni

VOTA [ 12345 ] (2 voti)
Come nasce uno stile "libero e personale"? 
«Certo non più semplicemente entrando in un negozio e uscendo griffato dalla testa ai piedi. Bisogna mettere in atto quello che io chiamo un "consumismo creativo": non comprare solo i capi degli stilisti, ma andare a curiosare anche nei negozi del vintage o trovare dei pezzi nell'armadio della nonna, mettendo insieme cose estremamente moderne con cose molto vecchie, mescolando abiti costosi e cheap, divertendosi...

Un tempo la moda e lo stile servivano per apparire o per ribadire il proprio ruolo nella società o il proprio censo. Oggi la moda e lo stile servono per comunicare, per parlare di noi, del nostro universo, della nostra più intima essenza».

Come giudica il panorama della moda oggi?
«Per quanto riguarda il fashion system tradizionale, quello con le sfilate,  le passerelle e tutto il resto, personalmente penso che sia finito.
Nel panorama attuale, anche in base alle riflessioni che abbiamo fatto in precedenza, penso che non abbia più tanto senso cercare di catalogare trend e tendenze, anche da parte degli stessi giornali di moda. Tanto che quando mi chiedono quale è il trend nel quale credo di più per il prossimo anno rispondo secco: il No trend».

Cosa pensa della situazione della moda in  Italia?
«La cosa che mi piace di più del panorama della moda italiana è la sua varietà, il fatto che racchiuda realtà che vanno da Armani a Diesel. E sono contento che adesso finalmente si possa parlare anche di uno street style italiano, cosa che era impossibile fare fino a dieci anni fa. Anche se spesso capita di incontrare gli italiani vestiti più cool, non a Milano o a Roma, ma a Londra. Qui infatti i ragazzi più stilosi (con tanti piercing, le felpe e i jeans più giusti) sono italiani! Oppure giapponesi.
Per quanto riguarda i giovani stilisti italiani invece, trovo che siano troppo interessati a fare solo abiti molto molto  preziosi, realizzati a mano, ancora ai confini con l'Alta moda. Penso che gli studenti italiani di fashion design abbiano in mente purtroppo solo l'immagine di una donna molto ricca. È il problema opposto a quello dei loro coetanei inglesi, che fanno solo cose commerciali. La soluzione potrebbe essere quella di uno scambio culturale: gli studenti italiani in Inghilterra e gli inglesi in Italia».

articoli precedenti

aggiungi un commento