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richard buckley

Richard Buckley.


13.01.2005

R. Buckley:«Vuoi lavorare nella moda? Lavora sodo»

In occasione delle sfilate maschili a Milano, incontriamo il direttore di Vogue Homme International

di Luca Lanzoni

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A tu per tu con Richard Burkley, giornalista americano direttore di Vogue Homme International, che incontrato a Trieste, in occasione di It's (festival dedicato ai più promettenti young designer internazionali) da qualche consiglio ai giovani che desiderano avvicinarsi al mondo della moda e fa il suo punto sul fashion world contemporaneo. Americano di nascita, ma cosmopolita di vocazione, gira il mondo da sempre. Prima seguendo la famiglia, e ancor di più per lavoro, per il quale si sposta attraverso le grandi capitali mondiali per seguire le sfilate. Dopo esperienze a New York e Milano prer i più importanti magazine internazionali, come W, Vanity FairHouse & Garden e Vogue Italia, nel settembre del 1999 si trasferisce a Parigi e diventa editor in chief di Vogue Hommes International, carica che ricopre ancora oggi.

Cosa consiglierebbe a chi volesse oggi lavorare nella moda, come giornalista o come stilista?
«Di cambiare carriera! Scherzo... Di lavorare, lavorare e lavorare. Duro. E di non lasciarsi distrarre. Di avere nella testa solo quello. Di ripetersi anche nei momenti più duri "io voglio fare lo stilista, voglio proporre una mia collezione". Di proseguire dritto e convinto per la sua strada. Con un focus molto preciso. Io sono americano e questa è la nostra mentalità, se uno lo vuole veramente, può diventare tutto: stilista, film maker, attore; addirittura presidente degli Stati Uniti...».

Ma questo momento, particolarmente difficile per il fashion world, non sembra essere il più adatto...  
«Al contrario, potrebbe essere quello giusto. Ora che il business della moda è diventato più costretto e selettivo, in un panorama di tante collezioni commerciali, mi sembra che sia arrivato proprio il momento per nuove idee. Se qualcuno ha qualche cosa da dire (magari proprio uno dei ragazzi che si incontrano a questo festival o che leggeranno dopo questa intervista) e se la sua voce è forte, noi (cioè la stampa) siamo qui ad ascoltarlo». 

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