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John Richmond AI 08

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25.07.2007

Punk wave. Il trentesimo anno

Nel 1977 esplodevano i capelli verdi a cresta, i crani rasati, il piercing e i bondage trousers. Oggi lo street-punk è un must intramontabile sia nella moda sia nel make-up. (i.d.)

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E' arrivato il trentesimo anno anche per il fenomeno punk e ormai si è spento l'effetto shocking delle creste verdi sui crani rasati che si cominciarono a vedere nel 1977. Quella che oggi è una citazione ricorrente e in alcuni casi una nostalgia fu una vera e propria esplosione nella seconda metà degli anni 70, quando la musica dei Sex Pistols scosse la scena musicale britannica e quella dei Ramones e di Iggy Pop & The Stooges invase la East Coast degli Stati Uniti. Le sonorità di questi gruppi affondavano nel rock & roll ma rendendolo più grezzo, sporco e cattivo, con atteggiamenti provocatori che scandalizzarono soprattutto l'Inghilterra per l'irriverenza verso l'establishment di canzoni come God save the queen dei Sex Pistols. La protesta musicale assunse presto sfumature anarco-rivoltose nel Regno Unito, ma più che politico il punk è rimasto un fenomeno di costume. La divisa è tendenzialmente dark e poco griffata, anche se poi proprio gli stilisti si sono ispirati allo street punk e Vivienne Westwood ne è diventata praticamente una portabandiera, con dettagli sadomaso, molte borchie sul chiodo di pelle nera e sui bondage trousers (calzoni strappati e usurati), piercing, spille da balia, catene e tatuaggi. Colori fluo per i capelli, drizzati sulla testa, kajal nero attorno agli occhi e lipstick viola per le labbra, ad accentuare l'aspetto cadaverico. Oggi il punk è il codice di una moda aggressiva, black oriented, tendenzialmente fetish, che continua a ritornare nel vocabolario di stilisti come John Richmond (non a caso inglese), la Westwood (vedi sopra) e Dean & Dan Caten del brand DSquared.

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