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Felice Limosani

Sopra: Felice Limosani. Sotto: l'installazione Liquid Story.


14.01.2009

Felice Limosani:
«Non faccio pubblicità,
racconto storie...»

Pitti vuole anche dire feste, celebrazioni, rendez vous mondani. 
Per il 60° compleanno di adidas, un evento ad alto contenuto estetico. Curato da Felice Limosani

di Federico Rocca

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Era il 1949 e Adi Dassler registrava un marchio con tre semplici strisce.
60 anni dopo, quelle tre strisce continuano ad essere il simbolo riconoscibile dell'estetica (e dello stile di vita) di adidas.
In occasione di Pitti Uomo, adidas Originals e lo store Luisa Via Roma hanno celebrato l'anniversario con un coinvolgente "magic house party". 200 selezionati ospiti, tra i quali il rapper Fabri Fibra e il portiere delle Fiorentina Sebastien Frey, hanno fatto gli auguri ad adidas e ammirato l'opera site-specific ideata dal creativo/comunicatore Felice Limosani: un cilindro nel quale, grazie ad un gioco di campi magnetici, la materia si muove in modo continuo e quasi ipnotico.  
Nato dj e produttore discografico, come artista Limosani ha creato installazioni per l'Unesco, il Tempio di Adriano a Roma e la Sketch Gallery di Londra. Le sue opere multimediali sono state scelte dalla Tate Modern e dal Centre Pompidou.

Cosa hai creato per celebrare questa ricorrenza?
«Ho chiamato il progetto Liquid Story. "Liquid" perchè per me è questa la condizione materica perfetta, primordiale e senza limiti. I liquidi sanno "adattarsi", scorrono, ma all'occorrenza possono solidificarsi per tornare ad essere quello che erano stati prima.
"Story" perchè mentre il mercato è in crisi, non lo sono le storie che i prodotti rappresentano. Il cambiamento in corso esige quei prodotti che hanno anche qualcosa da dire, oltre che da dare».

Arte e commercio: un rapporto controverso. Tu come lo vivi?
«Le controversie si annullano nella condivisione e nella co-progettazione. Per me, le brand sono la committenza dell'opera che produce cultura non noiosa e intrattenimento non banale. Non semplicemente "la pubblicità". In quest'ottica l'azienda diventa un laboratorio per la proposta di nuovi movimenti culturali per "persone-creative come me". La comunicazione diventa così storia narrante, performante, simbolica, espressionista. La mia è una proposta talentuosa, aperta e condivisibile, al centro di una nuova visione strategica in virtù della prossima sfida. Che non sarà il nuovo prodotto, ma la storia giusta».

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