Nicoletta Fiorucci

26.01.2009
Nicoletta Fiorucci:
«Alta Roma: pochi ma buoni»
Roma: Alta Moda, alte aspettative. Conto alla rovescia per la kermesse capitolina. Da venerdì prossimo 5 giorni di sfilate. Ma anche di mostre, incontri, eventi. Attesa e curiosità per una manifestazione che vuole fare una svolta. Nicoletta Fiorucci, presidente di Alta Roma, spiega in quale direzione
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di Federico Rocca
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«Non ne parlerei in questi termini. E' decisamente un'edizione importante, nella quale prende forma la visione di Alta Roma del futuro».
Rispetto al passato: cosa c'è da buttare, e cosa invece ancora da migliorare?
«Per quanto riguarda le sfilate, la manifestazione è più piccola rispetto alle altre edizioni. Siamo stati molto severi nella selezione dei partecipanti, per salvaguardare la qualità e per togliere ogni possibile ambuigità sull'improvvisazione che spesso si è vista in passato. E' molto ricco invece il calendario degli eventi culturali collaterali. Penso alla mostra di inediti Theo by Richard Avedon e a quella di Max Kibardin. E poi diamo vita al numero zero di Fashion on Paper. Il festival delle riviste indipendenti e i fashion talk su argomenti riguardanti l'attualità della moda avranno sicuramente un seguito nelle prossime edizioni».
Style.it interverrà al talk sul tema "Fashion Words. Editoria indipendente tra pagina e rete". Come crede che la carta stampata e il web debbano raccontare la moda?
«La moda può essere raccontata in tanti modi diversi. Sino ad ora la carta stampata ha avuto un ruolo straordinario, ma ora sono arrivati internet, il web, i blog, facebook... la moda è un progetto di comunicazione che trae proprio da ogni possibile forma di comunicazione il proprio ossigeno vitale».
In un altro incontro si parlerà invece di ethical fashion e sviluppo sostenibile. Una moda passeggera, o qualcosa di più?
«Per noi si tratta di un progetto fondativo, sul quale abbiamo investito da più di un anno. Abbiamo firmato l'anno scorso un accordo con il World Trade Center di Ginevra su questo argomento. La moda può essere uno strumento molto utile per lo sviluppo sostenibile di quelle popolazioni, ad esempio nordafricane, che hanno una grandissima abilità manuale facilmente applicabile alla moda. Sanno ricamare, cucire, dipingere le stoffe... Possono così preservare la loro manualità e allo stesso tempo lavorare per l'alta moda europea. Almeno per il momento, ma chissà che in futuro non possano anche sviluppare una loro moda.
Oggi si parla molto di questo tema, in termini più glamour, grazie anche all'avvento dell'era Obama. Ma sono certa che l'attenzione sull'"ethical fashion" non farà che aumentare, anche perchè sono i cittadini a pretendere questo impegno dalla moda».

















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