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Sandra Backlund

Sandra Backlund


16.04.2009

Sandra Backlund:
«Adesso faccio sul serio»

Trentatrè anni, svedese, piena di talento, è considerata l'astro nascente del knittwear più sorprendente. Sino ad ora ha "sferruzzato" artigianalmente le sue creazioni. Ma oggi è pronta a fare il grande passo: quello della produzione su larga scala

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Di Federico Rocca

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Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia, nel gennaio 2008 l'ha scelta come sua "protetta" nell'ambito del The Protegé Project. Il British Fashion Council l'ha selezionata per partecipare alla London Fashion Week, edizione PE 09, all'interno del progetto New Gen.
Nel 2007 Sandra Backlund si è aggiudicata la vittoria del Festival di Hyerès, in Francia, snodo riconosciuto delle nuove e più interessanti leve della creatività. Il Festival si appresta il 24 aprile a tagliare i nastri di partenza della sua nuova edizione.

Che ricordi hai di Hyerès?
«E' stata un'esperienza per la vita, dalla gente che ho conosciuto all'eccitazione per aver potuto sfilare in un contesto così importante. E poi la vittoria... sono ancora un po' shockata, non ci speravo neppure».

Secondo te, perchè hai vinto?
«Davvero non ne ho idea. Ero pazza di gioia anche solo per essere stata selezionata tra i 10 finalisti. Mi sarebbe bastato essere parte di quel momento così bello e mostrare la mia collezione a una giuria così prestigiosa».

A Hyerès vengono anche premiati i nuovi talenti della fotografia di moda. Chi vorresti realizzasse un servizio con le sue creazioni?
«Difficile sceglierne solo uno. Naturalmente mi piacerebbe lavorare con maestri come Solve Sundsbo e Nick Knight».

Quanto, e in cosa, sei cambiata da Hyerès a oggi?
«Ho capito subito che questa vittoria mi avrebbe aperto molte porte interessanti. In genere cerco di mantenere la mia mente sempre aperta e di non preoccuparmi troppo per il futuro. E non sono neppure il genere di persona che ha fretta di "arrivare". I miei progetti sono quelli di continuare a lavorare sodo, di salvaguardare le mie origini e le mie qualità, ma anche di trovare il modo di sviluppare - anche economicamente - il mio marchio».

A proposito: alcune delle tue creazioni verranno prodotte industrialmente da un maglificio italiano. Un passo importante per il tuo brand...
«Sino ad ora ho creato i miei pezzi rigorosamente a mano. Con il Maglificio Miles abbiamo realizzato una prima collaborazione di prova, realizzando a macchina alcuni prototipi ispirati ai miei modelli. L'interesse di stampa e addetti ai lavori ci sta facendo valutare la possibilità di distribuirli in alcuni negozi chiave. Una svolta: dal mio studio, dove lavoro da sola, a un team di esperti dai quali posso imparare molto. Ero quasi intimidita dallo scenario che apriva questa collaborazione, ma ora capisco quanto siano interessanti le modalità nelle quali potrei sviluppare la mia collezione».

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