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Paul Smith

Paul Smith, foto Barbara Franzò


24.04.2009

Paul Smith: «Italiani,
non prendetevi così sul serio»

An Englishman in Italy. Il più inglese degli stilisti inglesi a Milano, in occasione del Salone del Mobile: il suo punto di vista su design e moda. Italiani e britannici

Di Federico Rocca

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Fino al 26 aprile, alla Villa Reale di Milano, la British Design Embassy si propone come confortevole salotto e punto d'incontro della comunità internazionale del Design che ha "invaso" il capoluogo meneghino. Padrone di casa è Sir Paul Smith.

Qual è il suo approccio al mondo del design?
«E' lo stesso che ho nei confronti del mio lavoro: libero e trasversale. Affronto ciò che faccio a mente aperta, senza badare a ciò che fanno gli altri. Posso trarre ispirazione da qualsiasi cosa: da una visita ad un museo, una vacanza, un film... o semplicemente dalla mia immaginazione».

Oggi il design inglese è fra i più apprezzati al mondo. Come se lo spiega?
«Credo che il modo di lavorare degli inglesi sia poco incline al conformismo e più alla sperimentazione».

Cosa pensa del design italiano?
«Mi pare abbia raggiunto le sue vette più alte alla fine degli anni '70, culminando nella mostra The New Domestic Landscape al Moma di New York. All'epoca era davvero innovativo. Oggi ci sono designer interessanti provenienti da tutto il mondo».

In quale spazio della casa preferisce passare il suo tempo?
«Nei miei studi pieni di libri, giochi, oggetti da collezione, fotografie, quadri e pezzi d'arredo... Amo mescolare gli stili, soprattutto quelli opposti».

Tradizione e futuro, ieri e domani: italiani e inglesi li affrontano nello stesso modo?
«Probabilmente sì, anche se forse noi inglesi dimostriamo più volontà di cimentarci anche con lo humour e con il kitsch».

Crede che i designer italiani non abbiano il senso dell'umorismo italiano?
«Mi pare che l'industria del design italiana si prenda molto sul serio. Non potrebbe che giovarle un po' di sana frivolezza».

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